Il 9 agosto 2025, nella frazione collinare di Montebeni, a Fiesole, una violenza domestica ha avuto esiti drammatici. Yamen Badr, 45enne di origine tunisina, ha colpito la moglie con una roncola alla testa, provocandole gravi lesioni che l’hanno resa tetraplegica. La vittima, sopravvissuta miracolosamente, è stata immediatamente soccorsa dai vicini che, allarmati, hanno allertato i carabinieri.
La violenza di Montebeni: i fatti della notte dell’9 agosto 2025
Secondo le ricostruzioni fornite dal pubblico ministero, l’aggressione è stata la culminazione di anni di umiliazioni, insulti e violenze psicologiche perpetrate dal marito. Testimonianze indicano che in precedenti occasioni l’uomo aveva lanciato oggetti contro la moglie, sputato addosso e la definita “stupida” davanti ai figli e ai suoceri. In quella fatidica serata, dopo averla fatta rientrare in casa, Badr l’ha colpita ripetutamente con la roncola, attendendo poi l’arrivo delle forze dell’ordine seduto sui gradini della propria abitazione.
Il processo in aula: condanna e riduzione della pena
Il procedimento, svolto con rito abbreviato, ha visto l’accusa chiedere una pena di 24 anni per tentato omicidio aggravato dai maltrattamenti in famiglia. Il giudice per le indagini preliminari, Alessandro Moneti, ha ridotto la pena a 16 anni, applicando la diminuzione di un terzo prevista dal regime abbreviato. Durante la lettura della sentenza, l’imputato ha dichiarato spontaneamente di aver agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, affermando: “Ho perso la testa, non stavo bene perché assumevo droga”.
Ritrovamenti della consulenza medica
Gli esperti di medicina legale hanno attestato l’incapacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti, a causa dell’assunzione di stupefacenti. Tuttavia, il difensore Samuele Zucchini ha sostenuto che la valutazione di totale o parziale vizio di mente avrebbe meritato un’attenuazione più consistente, ma il giudice ha ritenuto la prova insufficiente a giustificare una diminuzione ulteriore.
Risarcimenti e reazioni delle famiglie
Oltre alla reclusione, il provvedimento penale ha imposto al condannato un indennizzo provvisorio di 200.000 euro a favore della moglie, 50.000 euro per ciascuna delle due figlie e 200.000 euro destinati ai genitori della vittima. Gli avvocati Lapo Bechelli e Eriberto Rosso, che rappresentano gli interessati, hanno accolto la decisione come “equilibrata”, pur rimarcando l’impossibilità di alleviare la sofferenza del padre per l’incapacità di sua figlia di camminare o di compiere gesti autonomi come prendere un cucchiaio.
Le dichiarazioni degli avvocati hanno evidenziato la gravità dell’accaduto e la necessità di un segnale forte contro la violenza domestica. L’avvocato Eriberto Rosso ha sottolineato che il caso “segna l’esistenza di un’intera famiglia” e che la condanna rappresenta una risposta adeguata alla crudeltà subita. D’altro canto, l’avvocato difensore ha lamentato la mancata valorizzazione della diagnosi di vizio di mente, sostenendo che il provvedimento non ha tenuto pienamente conto delle condizioni psicopatologiche dell’imputato.



