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Corteo a Firenze e appelli per la liberazione della Global Sumud Flotilla

A Firenze centinaia in corteo, a Prato 200 persone: mozioni e appelli per il rilascio dei sequestrati e per un nuovo sciopero il 29 maggio

Corteo a Firenze e appelli per la liberazione della Global Sumud Flotilla

Il 18 maggio 2026 la città di Firenze è scesa nelle strade in seguito al nuovo intervento delle forze israeliane contro la Flotilla. La manifestazione, organizzata dall’assemblea per lo sciopero, ha visto la partecipazione di centinaia di persone che si sono ritrovate davanti a Palazzo Vecchio per poi procedere verso Piazza Santo Spirito attraversando il centro storico. L’evento è nato come reazione alle notizie sulla repressione in mare e come momento di pressione politica e civile.

I promotori hanno espresso critiche dure verso quanto definiscono gli effetti locali di un fenomeno internazionale: secondo gli attivisti, il sionismo produce ricadute che si manifestano anche in Italia attraverso presunti episodi di repressione, razzismo istituzionale e il mutismo della classe politica. Dal corteo sono partite segnali chiari: è stata annunciata la volontà di intensificare la mobilitazione con un nuovo sciopero generale previsto per il 29 maggio, per provare a ottenere risposte concrete dalle istituzioni.

Il corteo a Firenze e le richieste ai rappresentanti locali

La manifestazione fiorentina ha mantenuto un tono di forte mobilitazione pubblica e rivendicazione: i partecipanti hanno scandito slogan e consegnato documenti per chiedere un intervento più deciso delle autorità locali. Tra le istanze più ripetute c’è stata la richiesta alla prima cittadina, Sara Funaro, perché prenda una posizione netta e pubblica su quanto accaduto, considerato che tra i fermati ci sono anche cittadini residenti nella provincia. Diversi manifestanti hanno sottolineato come il silenzio delle istituzioni locali sia percepito come una forma di complicità, rafforzando l’appello a trasformare la protesta in pressione politica concreta.

Richieste dirette alla sindaca

Le voci dal corteo hanno puntato il dito contro l’assenza di una dichiarazione ufficiale della sindaca: oltre a sollecitare una presa di posizione, i manifestanti hanno chiesto che il Comune attivi ogni canale utile per ottenere informazioni e supporto per i fiorentini coinvolti. L’obiettivo è duplice: da un lato ottenere la libera circolazione degli interessati, dall’altro utilizzare la visibilità mediatica per spingere il governo a intensificare le misure diplomatiche. Le parole d’ordine erano chiare: trasparenza, responsabilità e intervento immediato.

Dal consiglio comunale alle mozioni: l’azione istituzionale

Poco prima della partenza del corteo, il consiglio comunale di Firenze ha approvato a maggioranza una mozione promossa dal consigliere Dmitrij Palagi del gruppo Sinistra progetto comune. La delibera impegna l’amministrazione a ribadire la posizione istituzionale del Comune sulla vicenda della Global Sumud Flotilla e a richiedere urgente intervento al governo per il rilascio di tutte le persone fermate e la restituzione delle imbarcazioni sequestrate. La misura è passata nonostante il ‘non voto’ dei consiglieri di Fratelli d’Italia, evidenziando divisioni politiche locali sulla reazione da tenere.

Contenuti e impegni della mozione

Nel testo approvato si sollecita l’uso dei canali istituzionali di Palazzo Vecchio per amplificare le richieste a livello internazionale e per seguire l’evoluzione delle vicende in sede diplomatica. La mozione prevede esplicitamente che il Comune sia parte attiva nelle azioni volte a ottenere la liberazione immediata delle persone intercettate e che, almeno per i residenti nella Città metropolitana di Firenze, venga garantito un supporto mirato. Si tratta di un tentativo di tradurre la protesta di piazza in atti amministrativi concreti.

Mobilitazioni a Prato e sollecitazioni nazionali

Anche a Prato la protesta si è materializzata nelle strade: il sindacato Sudd Cobas ha riferito la partecipazione di circa 200 persone a un corteo di solidarietà con la Flotilla, definita dagli organizzatori come vittima di un atto di pirateria perpetrato in acque internazionali. I manifestanti pratesi hanno chiesto al governo italiano di sospendere ogni forma di cooperazione, sia diplomatica sia commerciale, con lo Stato coinvolto e di impegnarsi concretamente per la liberazione degli arrestati e il recupero delle imbarcazioni.

Le iniziative nelle due città mostrano una strategia comune: connettere la protesta popolare alle sedi istituzionali per generare pressione multilivello. Tra le prossime tappe annunciate c’è il sciopero generale del 29 maggio, pensato come momento di intensificazione della mobilitazione. Resta aperta la partita sul livello di risposta che il governo centrale e le rappresentanze locali decideranno di adottare per rispondere alle richieste di liberazione e di chiarezza sui fatti.

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