Il bollettino nazionale sulle ondate di calore ha classificato 12 città con bollino rosso il 22 giugno, mentre a Firenze è stato attivato il codice rosso fino a mercoledì 24 giugno e il picco è atteso lunedì 29 giugno tra Toscana e Centro Italia. L’anticiclone subtropicale ha consolidato un’anomalia termica diffusa, con valori in ulteriore aumento nelle prossime giornate. Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2026.
L’avanzata di aria calda di origine africana ha innalzato le massime e sostenuto un’umidità notturna marcata, con notti tropicali che hanno limitato il raffrescamento urbano. La situazione ha un rilievo sanitario e operativo: i livelli di allerta massimi implicano rischi per le fasce vulnerabili e pressione sui servizi, in un contesto che ha già visto incrementare il numero di città in rischio elevato tra il 22 e il 24 giugno.
Bollettini e città in rosso: quadro aggiornato al 23 giugno
Il 22 giugno le città in bollino rosso sono risultate 12: Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze Frosinone, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino e Verona. Secondo le previsioni operative, il numero è previsto in crescita a 15 per martedì 23 giugno con l’ingresso di Venezia, Viterbo e Ancona, e in ulteriore aumento il 24 giugno con l’aggiunta di Latina. In parallelo, alcune località in bollino arancione come Bari, Latina e Trieste sono rientrate in scenari di rischio intermedio in giornate specifiche.
La persistenza del campo anticiclonico sul Mediterraneo ha ridotto l’arrivo di perturbazioni organizzate e favorito un consolidamento della massa d’aria calda. Questo quadro ha già generato picchi termici in molte città e condizioni di afa in progressivo peggioramento, con un segnale evidente sul fronte dei bollettini di rischio. Le indicazioni per la popolazione sono rimaste orientate a limitare l’esposizione solare nelle ore centrali, ridurre gli sforzi all’aperto e mantenere un’adeguata idratazione.
Firenze e Toscana: umidità, notti tropicali e picchi attesi
A Firenze il codice rosso è in vigore fino al 24 giugno, con temperature percepite fino a 38 °C e minime difficilmente sotto i 20 °C. L’umidità notturna è aumentata dal 65% all’80% nelle ultime giornate, alimentando la sensazione di afa e la frequenza delle notti tropicali. Il fenomeno è collegato anche a una temperatura marina superiore di 2–3 °C alla media lungo la costa toscana, che contribuisce a rifornire di vapore l’entroterra, aggravando le condizioni nelle aree urbane interne.
Le proiezioni collocano il periodo più critico lunedì 29 giugno, quando le massime a Firenze potrebbero avvicinarsi o superare i 40 °C. Anche Grosseto figura tra le aree più esposte, con massime già tra 36 e 38 °C. La ventilazione debole e la permanenza dell’aria calda africana indicano la possibilità che l’ondata prosegua fino all’inizio di luglio, con scarti positivi diffusi rispetto alle medie stagionali e un impatto rilevante sul comfort urbano e sui servizi locali.
Dati locali del 22 giugno e indicatori annuali di stress a Firenze
Il 22 giugno le stazioni cittadine hanno rilevato valori elevati sin dal mattino: l’Orto Botanico ha registrato 35,1 °C alle 10:45, il Giardino di Boboli 33,4 °C e una stazione universitaria 30,7 °C. Nel corso della giornata si sono raggiunti localmente i 37 °C in città, con scarsa ventilazione e ristagno d’aria. La combinazione di calore e umidità ha innalzato le temperature percepite, aggravando la permanenza del disagio anche in serata.
Gli indicatori climatici recenti descrivono un quadro di stress termico strutturale: nell’ultimo anno a Firenze sono stati conteggiati 58 giorni con percezione termica ≥32 °C e 42 giorni di caldo africano con massime oltre i 34 °C, più del doppio della media di riferimento di 17 giorni. Le ondate di calore pur in lieve flessione negli ultimi tre anni, hanno totalizzato 48 episodi, con circa 6 ore al giorno di esposizione diretta al sole nelle fasce più calde. Questi numeri chiariscono la difficoltà di recupero notturno e la persistenza del disagio in ambito urbano.
Implicazioni sanitarie e gestione urbana durante l’allerta
Nel centro storico, la isola di calore urbana ha amplificato il fenomeno: facciate in pietra, asfalto e alta densità antropica trattengono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente la notte, facendo registrare temperature percepite spesso superiori a quelle periferiche. La ridotta brezza notturna impedisce la dispersione del calore accumulato, favorendo notti con minime elevate e un carico termico che pesa su residenti e visitatori nelle aree più frequentate.
L’aumento delle temperature e la durata dell’allerta caldo hanno riflessi diretti sulla salute pubblica e sui servizi. Le autorità invitano a evitare attività faticose nelle ore più calde, a non lasciare persone non autosufficienti in auto e a monitorare anziani, bambini e soggetti con patologie croniche. L’incremento dei bollettini di rischio su scala nazionale si inserisce in una tendenza di lungo periodo in cui giugno 2026, inizialmente con medie lievemente inferiori (minime intorno a 17 °C e massime intorno a 32 °C), potrebbe chiudere con valori in rialzo a causa degli ultimi giorni caldi, in linea con gli anni recenti.
In prospettiva, un’atmosfera più calda è in grado di contenere più vapore acqueo e di alimentare precipitazioni intense al passaggio di fronti temporaleschi, senza ridurre automaticamente i rischi complessivi. Per il momento, la persistenza dell’anticiclone sul Mediterraneo mantiene lo scenario di stabilità calda e umida, con particolare attenzione sulle pianure interne del Centro-Nord, su porzioni di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna dove si osservano massime fino a 37–38 °C. Le indicazioni di prudenza restano attive con controlli quotidiani dei bollettini cittadini e misure di protezione individuale nelle fasce più a rischio.



