Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha partecipato a un convegno a Parma per criticare la giustizia riparativa e denunciare le carenze nel sistema. La ragazza di 18 anni fu uccisa barbaramente il 30 gennaio 2018 in una mansarda di via Spalato a Macerata da Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo.
Il convegno, intitolato ‘Giustizia riparativa e programmi di reinserimento comunitario: pratiche e scenari in dialogo’, è stato promosso dal Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con il Comune di Parma, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità.
Le critiche di Alessandra Verni alla giustizia riparativa
Nel suo intervento, Alessandra Verni ha rivolto dure critiche al sistema della giustizia riparativa, sostenendo che garantirebbe ampie tutele ai rei, lasciando invece sole le famiglie delle vittime sul piano economico, psicologico e legale. Ha ribadito la convinzione che l’assassino della figlia non abbia agito da solo e ha denunciato quelle che ritiene gravi carenze istituzionali nell’accertamento delle responsabilità e nell’esecuzione delle misure di espulsione.
Ripercorrendo il colloquio avuto nel marzo 2026 con Innocent Oseghale nel carcere di Ferrara, Verni ha affermato di aver accettato l’incontro esclusivamente per ottenere la verità sui fatti e l’eventuale coinvolgimento di complici, sostenendo che il detenuto avrebbe mantenuto un atteggiamento omertoso. Per questo ha annunciato di aver chiesto un nuovo incontro diretto, al di fuori dei percorsi di giustizia riparativa.
Il Centro Vittime di Reato a Chioggia
In un contesto diverso, a Chioggia è stato attivato il Centro per l’Accoglienza, la Cura e il Supporto alle Persone Vittime di Reato, un servizio gratuito pensato per chi ha subito un reato e necessita di ascolto, sostegno emotivo, informazioni sui propri diritti e orientamento ai servizi presenti sul territorio.
Lo sportello rientra nella rete attivata nella Città Metropolitana di Venezia, insieme alle sedi già operative di Venezia e Mira, nell’ambito del progetto ‘Re-Agire’, finanziato da Cassa delle Ammende e cofinanziato dalla Regione Veneto. Il progetto è coordinato dalla Fondazione Don Calabria e gestito sul territorio veneziano dalla Cooperativa Sociale REM.
Il Centro nasce con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento a tutte le persone che, dopo aver subito un reato, si trovano in condizioni di fragilità, disorientamento o difficoltà nell’accesso alle informazioni e ai servizi di tutela. Il servizio è rivolto non solo alle vittime dirette, ma anche ai familiari e a chi abbia subito conseguenze indirette legate all’evento criminoso.
Il supporto psicologico e l’orientamento
L’attivazione dello sportello si inserisce nel quadro dei principi sanciti dalla Direttiva Europea 2012/29/UE, che riconosce il diritto delle vittime di reato a ricevere assistenza, supporto e protezione, indipendentemente dalla tipologia del reato subito.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Chioggia, Sandro Marangon, che evidenzia come il servizio rappresenti un presidio fondamentale per il territorio. ‘L’apertura di questo servizio rappresenta un’importante opportunità per il nostro territorio’, dichiara Marangon. ‘Le vittime di reato vivono spesso momenti di grande vulnerabilità e non sempre sanno a chi rivolgersi per ricevere supporto. Mettere a disposizione uno spazio qualificato di ascolto, orientamento e accompagnamento significa garantire una tutela concreta dei diritti delle persone e rafforzare la rete di protezione sociale della nostra comunità.’
Sul funzionamento del servizio interviene anche Lorenza Lunardi, psicologa della Cooperativa REM e referente del progetto per il territorio della Città Metropolitana di Venezia, che descrive il profilo delle persone che si rivolgono allo sportello e il tipo di supporto offerto. ‘Le persone che si rivolgono al Centro sono spesso sole, prive di informazioni e particolarmente fragili’, spiega Lunardi. ‘Molte cercano chiarimenti sui propri diritti, ma altrettanto importante è il bisogno di essere ascoltate e comprese. Da questo primo momento di accoglienza possono nascere percorsi più consapevoli per affrontare le conseguenze del reato e individuare le risorse necessarie per reagire.’
Mai da Soli: lo sportello psicologico amplia il sostegno alle famiglie
In un altro contesto, a Foiano della Chiana, lo sportello psicologico ‘Mai da Soli’ ha ampliato il proprio sostegno alle famiglie. Tre anni di ascolto, accoglienza e sostegno psicologico hanno permesso a decine di persone di trovare un luogo dove essere ascoltate, orientate e accompagnate verso il percorso più adatto alle proprie esigenze.
Il progetto, promosso dal Comune di Foiano della Chiana insieme alla Pubblica Assistenza Avis Foiano-Marciano, è nato durante la pandemia e oggi è diventato un presidio stabile di welfare territoriale. Un servizio completamente gratuito che negli anni ha saputo costruire una vera rete di prossimità, lavorando in stretta collaborazione con i Servizi Sociali comunali, il Centro Antiviolenza e i servizi specialistici della ASL Toscana Sud Est.
Negli ultimi anni le richieste di sostegno sono cresciute in maniera significativa, confermando quanto il benessere psicologico rappresenti oggi una delle sfide più importanti per le comunità locali. ‘Quando abbiamo scelto di sostenere questo progetto’, afferma l’Assessore alle Politiche Sociali Elena Bigliazzi, ‘avevamo un obiettivo molto chiaro: fare in modo che nessuno fosse lasciato solo davanti a un momento di difficoltà. Oggi possiamo dire che ‘Mai da Soli’ è diventato un punto di riferimento importante per tante persone del nostro territorio.’
Lo sportello nacque nel 2026 grazie all’iniziativa di un gruppo di psicologhe che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, intuì come alla crisi sanitaria si stesse affiancando una profonda crisi emotiva e sociale. ‘L’idea’, racconta la psicologa Elisa Conti, ‘era quella di affiancare il servizio pubblico offrendo una risposta immediata a chi non riusciva ad accedere rapidamente ai percorsi della ASL o non aveva la possibilità economica di rivolgersi a uno studio privato. In questi anni abbiamo accolto persone di ogni età, uomini e donne con storie molto diverse tra loro. Molti arrivano da noi vivendo forti stati d’ansia, difficoltà economiche, problemi familiari o momenti di grande fragilità. Il nostro compito è innanzitutto ascoltare e orientare, costruendo quando necessario un collegamento con i servizi sociali o sociosanitari.’



