Il carcere di Sollicciano torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riguarda la salute mentale dei detenuti. Durante una visita istituzionale, l’assessora regionale alla sanità Monia Monni si è vista negare l’accesso agli spazi dedicati alla salute mentale, scatenando una reazione da parte dell’Ordine degli Psicologi della Toscana.
L’episodio ha sollevato interrogativi sulle condizioni in cui vengono erogati i servizi psicologici all’interno del penitenziario fiorentino. Simone Mangini, vicepresidente dell’Ordine e referente del Gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria ha espresso preoccupazione per il diniego subito dall’assessora Monni, sottolineando l’importanza della trasparenza in un ambito così delicato.
Il diniego all’assessora Monni e la richiesta di trasparenza
“Preoccupa il fatto che all’assessora Monni sia stato negato l’accesso ai locali dell’articolazione della salute mentale durante la visita istituzionale“, ha dichiarato Mangini. “La trasparenza è fondamentale per garantire la piena tutela dei percorsi di cura per i detenuti.”
Mangini ha riconosciuto le difficoltà organizzative che il carcere sta attraversando, ma ha ribadito la necessità di assicurare chiarezza su un tema così sensibile. “Riteniamo importante che venga garantita la massima trasparenza sulle condizioni in cui vengono erogati questi servizi“, ha aggiunto.
Le criticità strutturali e organizzative del sistema penitenziario
L’Ordine degli Psicologi della Toscana ha richiamato l’attenzione sulle criticità croniche del sistema penitenziario, tra cui il sovraffollamento la carenza di spazi e le condizioni strutturali difficili. Questi fattori non solo influenzano la qualità della vita dei detenuti, ma incidono anche sull’efficacia dei percorsi di cura psicologica e sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari.
“La salute psicologica è parte integrante del diritto alla salute“, ha concluso Mangini. “Richiede luoghi adeguati, continuità assistenziale e la possibilità per gli operatori di svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, soprattutto in carcere.”
La vicenda di Sollicciano mette in luce la necessità di un approccio più attento e trasparente alla salute mentale all’interno dei penitenziari, un tema che richiede l’attenzione di istituzioni e operatori del settore.



