La serata è degenerata rapidamente in emergenza medica per Aldo Montano olimpionico della scherma, che ha dovuto ricorrere alle cure dell’Ospedale Santo Spirito di Roma dopo uno shock anafilattico provocato dall’assunzione accidentale di caseina la principale proteina del latte. Nel suo messaggio pubblico l’atleta ha sintetizzato la paura in poche, nette parole: “Avevo avvisato” e “vita appesa a un filo“.
Il fatto è avvenuto durante una cena in un ristorante della Capitale e ha costretto Montano a una corsa in pronto soccorso dove è stato trattato e poi dimesso. L’episodio riapre il dibattito sulla gestione delle allergie alimentari fuori casa e sulla necessità di protocolli efficaci nel settore della ristorazione.
Il racconto dell’episodio e l’appello del campione
Nel post pubblicato sui social l’ex schermidore ha ripercorso gli attimi concitati: “Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo“. Ha spiegato di essere allergico alla caseina e di aver informato il personale del ristorante prima di ordinare, senza però evitare la contaminazione che ha scatenato la reazione. Montano ha voluto sottolineare che non si tratta né di un capriccio né di una moda: “Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale.“
Ringraziamenti allo staff e alla squadra di soccorso
A chi lo ha soccorso il campione ha espresso gratitudine esplicita: un ringraziamento allo staff dell’Ospedale Santo Spirito e alle singole persone che si sono prese cura di lui, citando le dottoresse Roberta e Annalisa e Tiziano del pronto soccorso, oltre al suo autista. Nel post ha anche lanciato un monito rivolto a chi presta servizio nel settore alimentare: quando qualcuno dichiara di avere un’allergia non sta chiedendo un favore, ma consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve il piatto.
L’intervento degli allergologi e le proposte concrete
All’indomani dell’episodio è intervenuto Mario Di Gioacchino professore di allergologia all’Università di Chieti-Pescara e past president della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC). Di Gioacchino ha ricordato che le allergie alimentari sono diffuse e che, a differenza delle intolleranze, possono essere letali indipendentemente dalla quantità di allergene assunta. Ha ribadito l’importanza che i soggetti a rischio abbiano sempre con sé gli autoiniettori di adrenalina definendoli il farmaco salvavita in questi casi.
Il professore ha inoltre citato l’attività del gruppo interparlamentare per le allergie alimentari che sta lavorando su una norma per promuovere la diffusione di iniettori di adrenalina in luoghi pubblici come scuole e ristoranti. L’obiettivo è rendere l’uso di questi dispositivi tanto comune quanto quello del defibrillatore e portare corsi di formazione rivolti ai ristoratori per gestire correttamente i clienti a rischio e prevenire reazioni crociate tra proteine diverse.
Di Gioacchino ha infine sottolineato la necessità di estendere l’accesso alla diagnostica molecolare per identificare con precisione le allergie, una tecnologia attualmente disponibile in poche regioni attraverso il servizio sanitario pubblico, secondo quanto indicato dall’esperto.
Le parole di allarme del campione
Montano non ha nascosto la sua frustrazione: “Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari“. Ha ribadito che “Non esistono ‘piccole distrazioni’ quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico.” E ha concluso con un appello che trasforma l’esperienza personale in responsabilità collettiva: “È un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare.“
Il caso di Montano, oro olimpico ad Atene 2004 conferma come anche personaggi pubblici e noti sportivi siano esposti ai rischi delle allergie alimentari e contribuisce a dare visibilità a un problema che secondo gli esperti richiede maggiore formazione, protocolli nei luoghi pubblici e disponibilità di dispositivi salvavita come gli autoiniettori di adrenalina.



