9 Giugno 2026 ☀ 29°

Nuove restrizioni sugli affitti brevi a Firenze: il divieto supera l’area Unesco

Firenze amplia le limitazioni agli affitti brevi fuori dall'area Unesco per proteggere la residenzialità, seguendo i risultati di uno studio universitario

Nuove restrizioni sugli affitti brevi a Firenze: il divieto supera l’area Unesco

Il Comune di Firenze ha annunciato l’estensione del divieto di nuove aperture per gli affitti brevi anche in quartieri al di fuori dell’area Unesco. La sindaca Sara Funaro ha comunicato che la giunta ha approvato una delibera e che sarà chiesta al Consiglio comunale la procedura d’urgenza per accelerare l’entrata in vigore delle nuove misure. Tra le zone interessate ci sono, oltre al centro storico, aree come Campo di Marte, Gavinana, San Jacopino, Statuto e Rifredi, Libertà, Oberdan e Savonarola, Bronzino e Pier Vettori, Fonderia e Petrarca, Pignoncino e Paolo Uccello. L’intervento è motivato dall’esigenza di salvaguardare la presenza stabile dei residenti e la qualità della vita nei quartieri.

La decisione poggia sui risultati di una ricerca condotta dall’Università La Sapienza di Roma e presentata insieme al professor Filippo Celata e all’assessore al turismo Jacopo Vicini. Lo studio, definito dalla sindaca come dinamico, ha preso in considerazione diversi indicatori che evidenziano aree in cui gli affitti brevi sono cresciuti rapidamente e rischiano di alterare l’equilibrio tra ricettività e residenzialità. Il dato più significativo riguarda alcune zone dove il tasso di crescita ha superato il 90%, come segnalato per Pignoncino e San Frediano, una variazione che ha spinto l’amministrazione a intervenire con misure preventive.

Metodologia e criteri per l’individuazione delle zone

Per definire le aree da sottoporre al blocco sono stati adottati criteri multipli che combinano aspetti quantitativi e qualitativi. Tra i parametri considerati compaiono il rapporto fra il numero di affitti brevi e la popolazione residente, il tasso di crescita delle nuove aperture e la probabilità di effetto spillover su zone limitrofe. L’approccio mira a intervenire dove la pressione ricettiva crea squilibri abitativi e può portare alla perdita di servizi e alla trasformazione del tessuto sociale. Il documento di lavoro è stato pensato per essere aggiornabile nel tempo, così da adattarsi alle variazioni del mercato.

Indicatori principali

Gli indicatori tecnici usati includono la densità di annunci rispetto alla popolazione residente, la velocità di aumento degli annunci nell’arco di mesi o anni e la distribuzione spaziale delle autorizzazioni. Il ricorso a questi parametri permette di distinguere tra aree in cui gli affitti brevi rappresentano una presenza marginale e altre dove, invece, la crescita è esplosiva. L’individuazione basata su dati ha l’obiettivo di garantire decisioni puntuali e circoscritte, evitando interventi generici che potrebbero penalizzare ragionevoli forme di integrazione del reddito da parte di cittadini proprietari di una singola unità abitativa.

Obiettivi politici e reazioni sociali

Il provvedimento è pensato per favorire la residenzialità urbana e per contenere l’uso speculativo degli immobili a fini turistici. La sindaca ha sottolineato la differenza tra l’uso occasionale di un’immobile — come l’appartamento usato dalla nonna per integrazione al reddito — e la gestione degli immobili con carattere imprenditoriale. In assenza di una normativa nazionale univoca, l’amministrazione si è avvalsa di una legge regionale per mettere in campo il blocco, dichiarando l’intenzione di tutelare i piccoli proprietari e il tessuto sociale della città.

Il punto di vista dei sindacati

La CGIL Firenze ha definito l’atto «di primissima importanza» e apprezza il ricorso a uno studio scientifico per circoscrivere gli interventi. Il sindacato chiede però un monitoraggio continuo delle aree critiche e l’adozione di criteri chiari per la futura gestione delle autorizzazioni, affinché tramite un sistema di licenze si possa distinguere tra chi possiede una sola casa e chi opera su larga scala. Inoltre la CGIL sollecita controlli serrati sul rispetto del regolamento e attenzione alle irregolarità sul lavoro segnalate nel settore della ricettività.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

La misura è da considerare all’interno del periodo di moratoria previsto a livello regionale, che ha una durata di tre anni e che terminerà il 31 maggio 2028; fino ad allora l’amministrazione intende privilegiare il rilascio di autorizzazioni a favore dei piccoli proprietari. L’orientamento è quello di passare da interventi emergenziali a regole strutturate che rendano sostenibile la convivenza tra turismo e vita quotidiana. L’esperienza fiorentina potrebbe diventare un modello esemplare per altre città italiane alle prese con fenomeni analoghi, sempre nella misura in cui rimarrà basata su dati e controlli efficaci.

In conclusione, l’estensione del blocco sui nuovi affitti brevi fuori dall’area Unesco rappresenta una scelta amministrativa volta a proteggere la funzione sociale dell’abitare. Le misure delineate intendono bilanciare il diritto a ospitare e la necessità di mantenere servizi, valori e presenze stabili nei quartieri, con un approccio che privilegia la verifica continua attraverso indicatori e controlli sul territorio.

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