Il 26 maggio 2026 nella sinagoga di Firenze è stata celebrata una pagina privata di storia che ha assunto valore pubblico: lo Yad Vashem ha riconosciuto alla memoria di Cesare e Dina Conti il titolo di Giusti fra le Nazioni per aver messo in salvo una bambina ebrea durante la persecuzione nazista. La cerimonia ha riunito testimoni e discendenti, e ha restituito alla luce un racconto di cura e rischio personale nel pieno della guerra.
La bimba salvata è Sara Baruchi Campagnano, nata a Milano nel 1940 e trasferita con la famiglia a Firenze, città d’origine della madre. Nel novembre 1943, durante il violento rastrellamento della comunità ebraica fiorentina, il nonno rabbino Nathan Cassuto, la nonna Hana e il padre Saul Campagnano furono arrestati e deportati nei campi di sterminio in Polonia; di quella triade soltanto Hana fece ritorno. Questi eventi costrinsero la madre, Hulda, a cercare protezione per sei bambini affidandoli a terzi.
Il riconoscimento e la cerimonia
La targa e il riconoscimento sono stati consegnati alla discendente Laura Cecchini, mentre alla cerimonia ha preso parte anche la stessa Sara Baruchi Campagnano, presente nel momento della commemorazione. L’incontro tra la salvata e la famiglia che l’ha protetta è stato denso di emozione: le due donne si sono abbracciate di fronte alla comunità, a sottolineare non solo un atto storico ma una relazione duratura costruita sull’affetto.
Luogo e portata simbolica
La scelta della sinagoga di Firenze come sede della commemorazione ha rimarcato il legame tra la memoria collettiva e i luoghi dove avvennero le tragedie e le resistenze. Lo stesso riconoscimento dello Yad Vashem assume la funzione di conservare la testimonianza di chi, pur rischiando tutto, scelse di opporsi alla persecuzione: il titolo di Giusti fra le Nazioni è, in questo senso, un richiamo all’importanza di atti individuali che salvano vite.
La storia di Sara e la rete di aiuti
Rimasta senza il padre e con un nonno e uno zio rabbino arrestati, Hulda si trovò a proteggere i propri figli e quelli del fratello. Con l’appoggio di esponenti della Chiesa cattolica, riuscì a collocarli in conventi e in famiglie cristiane per sottrarli ai controlli e ai pericoli dell’occupazione. In un primo momento Sara e la cugina Susanna Cassuto vennero sistemate in un orfanotrofio a Peretola, ma la difficile convivenza con la perdita d’identità convinse la madre a cercare soluzioni diverse.
L’incontro con i Conti
Nel maggio 1944 grazie alla mediazione della famiglia Sarentini, già nota per aver nascosto parenti, Sara fu accolta da Cesare e Dina Conti, che abitavano con le figlie Licia e Vanda. In quei mesi di convivenza forzata dalla guerra, Cesare si prese cura della bimba con gesti concreti: la portava con sé nei campi dove lavorava, mettendola al riparo dai rischi della casa e dell’occupazione. Quei pochi mesi furono decisivi: la bambina rimase con i Conti fino alla liberazione di Firenze, avvenuta nel settembre 1944.
Un legame che sopravvive alla guerra
La fine del conflitto non segnò la fine del rapporto tra le famiglie. Nei decenni successivi Hulda mantenne una corrispondenza affettuosa con i coniugi Conti: le lettere ritrovate da Sara rivelano parole di cura e soprannomi cari, come “Mimma” o “Mimmina”, che testimoniano un attaccamento profondo e duraturo. Quei documenti sono oggi parte della memoria privata che ha alimentato la decisione dello Yad Vashem di formalizzare il riconoscimento.
Valore pubblico di un gesto privato
Il caso dei coniugi Conti dimostra come scelte individuali possano avere portata storica: il conferimento del titolo di Giusti fra le Nazioni non celebra solo il singolo atto, ma il coraggio civile che permise a una bambina di sopravvivere alla Shoah. Il ricordo di queste storie, riaffermato il 26 maggio 2026 nella sinagoga di Firenze, serve a mantenere viva l’attenzione sui meccanismi della persecuzione e sull’importanza di chi, senza clamore, scelse la solidarietà.



