Situata in una zona boschiva di Greve in Chianti, la Cantinetta di Rignana è da anni un punto di riferimento per gli abitanti e per i turisti che attraversano la regione. La serata del venerdì 25 settembre, però, ha preso una piega drammatica: poco prima di chiudere, quattro uomini incappucciati hanno irromputo nel locale, trasformando la tranquilla chiusura in una scena da film noir.
L’attacco violento nella Cantinetta di Rignana
Secondo la ricostruzione fornita dal titolare Massimo Abbarchini erano circa mezzanotte e quaranta quando gli aggressori, parlando italiano senza accenti particolari, hanno ordinato a tutti i presenti di sdraiarsi a terra. Chi non si è subito piegato è stato colpito con manganelli e calci di pistola. Il figlio di Massimo, Cosimo ha esitato un attimo: le conseguenze sono state immediatamente violente, con i rapinatori che gli hanno scaraventato piatti addosso, provocandogli una perdita di sangue considerevole.
Minaccia con pistola e richiesta di cassaforte
Nel pomeriggio successivo, il padre ha raccontato che gli aggressori hanno puntato una pistola contro la fronte di Cosimo, intimandogli di indicare la posizione della cassaforte, altrimenti avrebbero sparato. “Non abbiamo una cassaforte”, ha risposto Massimo, “potete sparare, ma qui non c’è nulla”. La risposta ha evidenziato l’assurdità della richiesta, ma anche la tensione estrema che ha pervaso l’intera scena.
Conseguenze per la famiglia Abbarchini e le indagini
Dopo il furto, i rapinatori hanno portato via 600 euro in contante, la somma intera della cassa settimanale. Subito, i Carabinieri sono intervenuti sul luogo, affiancati dall’ambulanza che ha prestato i primi soccorsi a Cosimo. Il giovane è stato poi trasportato all’ospedale santa maria Annunziata di Ponte a Niccheri dove ha ricevuto cure per le ferite gravi.
Massimo ha sottolineato come questo episodio sia la prima volta che il ristorante subisce una simile violenza. Ha inoltre evidenziato un fenomeno più ampio: “i locali pubblici, bar e ristoranti, non hanno più contanti in cassa; ora si paga quasi esclusivamente con carta di credito, persino per un caffè”. Il proprietario ha concluso manifestando il desiderio che la comunità comprenda la gravità di un crimine che, pur cercando denaro contante, ha messo a rischio la vita di una famiglia.



