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Relazione sulla vicenda Keu: ritardi nei controlli, responsabilità e costi delle bonifiche

La relazione finale della Commissione d'inchiesta sul Keu ricostruisce oltre un decennio di movimentazioni, le possibili conseguenze ambientali e i risparmi economici ottenuti con pratiche di recupero non sempre controllate, tra sentenze amministrative e interventi di bonifica già avviati.

Relazione sulla vicenda Keu: ritardi nei controlli, responsabilità e costi delle bonifiche

La relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presentata in Prefettura a Firenze, mette in luce una pratica consolidata nel tempo intorno al distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Il documento ricostruisce come un granulato derivato dal trattamento dei fanghi conciari, il Keu, sia stato prodotto e distribuito per oltre un decennio verso diversi impianti, con interrogativi sui controlli e sui rischi per l’ambiente.

Il rapporto fotografa volumi, destinazioni e scelte gestionali: tra il 2010 e il 2026 sarebbero state generate circa 113mila tonnellate di Keu, di cui circa 47mila tonnellate sarebbero finite negli impianti della società Lerose tra Pontedera e Bucine, mentre il resto è stato inviato ad altri 29 stabilimenti distribuiti in Italia. Questa dinamica ha creato un circuito economico che ha ridotto fortemente i costi di smaltimento rispetto alla discarica.

Composizione, pericoli e controlli mancati

Il Keu è descritto nella relazione come un granulato derivato dal trattamento dei fanghi conciari: durante i processi di depurazione le sostanze organiche vengono rimosse ma alcuni metalli e composti chimici rimangono concentrati. Tra questi, il rapporto segnala la presenza di cromo trivalente, che però può ossidarsi con il tempo ed esporre l’ambiente al cromo esavalente, noto per la sua elevata tossicità e cancerogenicità. Studi integrativi, citati dalla Commissione e condotti da Arpat e dall’Università di Pisa, avrebbero inoltre evidenziato la capacità del Keu di rilasciare elementi come antimonio e selenio.

Il ruolo del test di cessione

Per valutare l’idoneità al riutilizzo in sottofondi stradali o in rilevati, la normativa prevede il test di cessione, una prova volta a misurare il rilascio di sostanze pericolose. La Commissione registra che in molti casi il test di cessione non sarebbe stato eseguito prima della consegna del Keu agli impianti, in particolare a quelli della società Lerose, nonostante la destinazione a opere per le quali il test è obbligatorio. Questo elemento è centrale nella contestazione del rapporto, anche se alcune decisioni giudiziarie amministrative hanno individuato responsabilità diverse tra produttore e utilizzatore.

Sentenze amministrative e posizioni degli attori coinvolti

Nel percorso giudiziario sono emerse sentenze che hanno escluso la responsabilità diretta del Consorzio Aquarno per l’inquinamento del sito di Bucine, attribuendo alla società che ha impiegato il materiale la mancata esecuzione dei controlli. Analogamente, un recente pronunciamento del Tar Toscana sul tratto della Sr429 a Brusciana ha sollevato i consorzi dalla partecipazione alla bonifica di quell’area. I consorzi hanno accolto le sentenze come conferma della correttezza della loro gestione, mentre la Commissione ribadisce che il produttore del rifiuto ha comunque obblighi di verifica preventivi previsti dalla normativa ambientale.

La voce della Commissione

Il presidente della Commissione, il parlamentare Jacopo Morrone, ha sottolineato il carattere serio del danno ambientale e il rischio di infiltrazioni criminali dove esiste business. Pur rispettando l’autonomia delle magistrature, la Commissione invita a mantenere alta l’attenzione e a proseguire gli accertamenti. Morrone ha anche richiamato il possibile esito economico negativo se i costi delle bonifiche finissero per gravare sulle istituzioni e sui cittadini, ricordando che la responsabilità definitiva potrebbe avere impatti sul bilancio pubblico.

Costi, risparmi e interventi di bonifica

Il rapporto mette a confronto i costi: secondo la Commissione lo smaltimento corretto del Keu in discarica sarebbe costato circa 220 euro a tonnellata, mentre il conferimento come materia prima seconda è stato contabilizzato a circa 58 euro a tonnellata, con un risparmio stimato superiore a 13,4 milioni di euro tra il 2012 e il 2026. Questa differenza ha creato un forte incentivo economico per pratiche di recupero che la Commissione giudica insufficientemente controllate.

Sul fronte delle bonifiche la Regione Toscana ha già destinato 15 milioni di euro per gli interventi sui siti più contaminati, risorse che sono state impiegate su interventi come la Sr429 e il sito di Pontedera, ma non coprono tutte le necessità, in particolare per Bucine, dove serviranno finanziamenti aggiuntivi. Il commissario unico per le bonifiche, il generale Giuseppe Vadalà, ha segnalato la necessità di risorse ulteriori, mentre la Commissione ricorda che in Toscana sono attivi almeno 13 cantieri e che la salute pubblica richiede un intervento coordinato e fondi aggiuntivi a supporto di enti locali e territori.

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