Il piazzale Michelangelo luogo di grande afflusso turistico e simbolo di Firenze, è stato teatro di un episodio inaspettato nella mattina del 5 ottobre. Un’operatrice ecologica ha scoperto una bombola di gas vuota adagiata ai piedi della replica in bronzo del David. Il cilindro, a cui era attaccato un piccolo oggetto di plastilina con dei fili elettrici, è stato subito segnalato al 112, scatenando il più alto livello di allarme: la presenza di un potenziale ordigno esplosivo ha portato all’attivazione del piano antiterrorismo.
Allarme bomba al piazzale Michelangelo
In pochi minuti, le forze dell’ordine hanno messo in sicurezza l’intera area, transennando l’ingresso e deviando il traffico di scorrimento sul viale dei Colli per diverse ore. Gli artificieri dell’Arma dei Carabinieri, equipaggiati con dispositivi di rilevamento, hanno effettuato una verifica approfondita: la bombola è risultata priva di gas e quindi incapace di causare un’esplosione, mentre l’elemento in cima si è dimostrato totalmente innocuo. Nonostante la constatazione, l’incidente ha causato notevoli disagi alla viabilità e ha generato panico tra i visitatori.
Procedura antiterrorismo e disagi al traffico
Il protocollo antiterrorismo prevede la presenza simultanea di unità specializzate, del comando di zona e di personale per la gestione della folla. Il piano di emergenza ha previsto l’uso di veicoli di soccorso, il blocco temporaneo di accessi pedonali e il monitoraggio continuo della zona tramite i sistemi di videosorveglianza comunali. Dopo circa due ore di tensione, il piazzale è tornato alla normale fruizione, ma l’evento ha lasciato un segnale di allerta per la cittadinanza.
Indagini e identificazione del responsabile
Grazie alle telecamere di sicurezza, gli investigatori hanno individuato la targa dell’autoveicolo da cui è stata lasciata la bombola. L’analisi delle immagini ha permesso di ricostruire il percorso del veicolo e, successivamente, di identificare un cittadino fiorentino di 49 anni, fino a quel momento incensurato. Il soggetto è stato perquisito nelle ore successive all’intervento e sono stati sequestrati eventuali oggetti correlati.
Motivazione artistica e sanzioni penali
Durante il confronto con i carabinieri l’uomo ha sostenuto che il gesto non era inteso come minaccia, ma come una opera d’arte spontanea, una sorta di “installazione” da affiancare al capolavoro di Michelangelo. Questa giustificazione, tuttavia, non ha influito sulla procedura giudiziaria: è stato denunciato per interruzione di pubblico servizio e procurato allarme reati previsti dal codice penale italiano. Il caso rimane aperto e farà parte di un fascicolo penale che valuterà l’eventuale responsabilità penale dell’autore.



