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Mostra Broken a Firenze: frammenti scultorei dal passato al presente

Broken esplora come i pezzi rotti possano raccontare storie, collegare epoche e stimolare l'immaginazione del visitatore.

Mostra Broken a Firenze: frammenti scultorei dal passato al presente

Quando si osserva un frammento di scultura – un busto senza testa, una mano priva di braccio – la prima impressione è spesso quella di una perdita. In realtà, quel vuoto diventa il mezzo attraverso cui la mente ricollega ciò che manca, trasformando la rottura in narrazione. La mostra Broken. Il potere del frammento allestita al Palazzo Strozzi di Firenze, invita il pubblico a riscoprire la forza comunicativa dei resti, siano essi testimonianze di catastrofi storiche o scelte consapevoli degli artisti.

Dal 21 ottobre 2026 fino al 24 gennaio 2027, la mostra, curata congiuntamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla National Gallery of Art di Washington, offre un itinerario che attraversa secoli e continenti. Il percorso parte dalle civiltà del Nilo, dell’Etruria e dell’Impero romano, per arrivare alle tradizioni premoderne del Perù, del Mali, del Messico e della Cambogia, creando un dialogo tra tempi lontani e linguaggi contemporanei.

Il concetto di frammento: valore estetico e simbolico

Il frammento non è solo ciò che resta dopo la rottura; è un oggetto attivo che pone domande sulla memoria, sulla vulnerabilità e sulla resilienza. Rotture dovute a guerre, alluvioni o rivolte sono diventate testimonianze di una storia interrotta, ma non cancellata. La mostra mette in luce come ogni pezzo, per quanto incompleto, continui a parlare, perché il vuoto stesso costringe lo spettatore a completare l’immagine nella propria immaginazione.

Un viaggio attraverso le civiltà: dall’Egitto al Perù

Tra i primi spazi espositivi, le antiche sculture egizie e etrusche mostrano come il concetto di frammento fosse già presente in epoche primordiali. Un torso greco-romano privo di testa, ad esempio, riporta alla luce la pratica di conservare ciò che sopravviveva a saccheggi o a incendi. Proseguendo, la mostra presenta pezzi provenienti da siti archeologici in Perù, Mali, Messico e Cambogia: statue in pietra, maschere ceramiche e rilievi che, pur danneggiati dal tempo, testimoniano la continuità di un linguaggio estetico basato sulla selezione del visibile e sull’evocazione del non detto.

Il dialogo con i grandi maestri

Nel cuore di Palazzo Strozzi, le opere di Giovanni PisanoMichelangelo e Auguste Rodin dialogano con le creazioni contemporanee. Il torso di Michelangelo, ad esempio, è presentato accanto a un busto moderno che, pur essendo interrotto, richiama la stessa tensione emotiva. Questo accostamento dimostra che la rottura è un motivo ricorrente nella storia dell’arte, capace di suscitare riflessioni uguali, sia nel Rinascimento che nella contemporaneità.

Mark Manders e la nuova installazione nel cortile rinascimentale

L’elemento più sorprendente dell’esposizione è l’installazione di Mark Manders artista olandese-belga, collocata nel cortile rinascimentale del Palazzo. Manders ha creato una composizione di pezzi scolpiti, combinando frammenti antichi con elementi di design contemporaneo, enfatizzando la trascendenza del frammento tra passato e presente. L’opera invita il visitatore a percorrere il cortile come se fosse un labirinto di memorie, dove ogni passo rivela una nuova possibile ricostruzione.

Oltre al contenuto visivo, la mostra propone workshop, visite guidate e tavole rotonde che analizzano il rapporto tra iconoclastia forze naturali e ricostruzione artistica. L’obiettivo è stimolare un pensiero critico sul ruolo del frammento nella cultura attuale, ponendo la domanda: cosa resta quando l’intero è perduto?

Per chi volesse approfondire l’evento, le informazioni su orari, prezzi e modalità d’accesso sono disponibili sul sito ufficiale della Fondazione Palazzo Strozzi. I canali social – Facebook e Instagram – offrono aggiornamenti in tempo reale, dietro le quinte e contenuti esclusivi, rendendo l’esperienza ancora più interattiva.

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