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Incidente ad alta velocità tra Madrid e Siviglia: bilancio drammatico e 9 connazionali coinvolti

Il disastro di Urda ha stravolto la vita di decine di viaggiatori, tra cui nove italiani, e ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei treni ad alta velocità.

Incidente ad alta velocità tra Madrid e Siviglia: bilancio drammatico e 9 connazionali coinvolti

Il 28 ottobre la linea ad alta velocità Madrid-Siviglia è stata teatro di uno dei più gravi incidenti ferroviari della recente storia spagnola. Nella zona di Los Yébenes, nei pressi di Urda, due convogli – uno di Renfe e l’altro di Iryo – si sono scontrati a velocità superiore a 200 km/h, provocando il deragliamento di quattro vagoni, di cui due sono precipitati in una scarpata.

Dinamica dell’incidente e prime ricostruzioni

Secondo le informazioni rilasciate dal Ministero dei Trasporti spagnolo, il guasto è ripartito in due fasi: intorno alle 8.30 il sistema di controllo LZB nella stazione di Urda è crollato a causa di tre computer difettosi, lasciando un tratto di 63 km senza il normale meccanismo di sicurezza. Dopo una breve interruzione, la gestione della circolazione è stata trasferita al centro di controllo di Atocha, dove, alle 8.36, è stato autorizzato il ripristino del convoglio Renfe. Il treno ha ripreso la marcia, ma, a 8.54, un errore umano ha consentito la partenza di un convoglio Iryo fermo sul binario, creando la collisione.

Numero di vittime e feriti

Il bilancio provvisorio, ancora soggetto a revisioni, indica 68 morti e più di 100 feriti, tra i quali almeno 58 sono stati trattati per lesioni gravi. Alcune fonti parlano di “almeno 69 morti” e “58 feriti”, ma le autorità spagnole hanno confermato le cifre citate in questa nota.

Le vittime italiane: chi erano

Tra i 400 passeggeri a bordo dei due treni, nove erano cittadini italiani. Cinque sono stati estratti in condizioni stabili, un sesto è stato ricoverato in un ospedale di Toledo, mentre tre risultano ancora dispersi. Tra i dispersi, spicca il nome di Daniela Millan Parlanti, 40 anni, italo-venezuelana, nata a Caracas e con radici a Montecatini Terme (provincia di Pistoia). Laureata in tecnologia cardiopolmonare all’Università Centrale del Venezuela, aveva lavorato in Argentina prima di trasferirsi a Madrid per motivi professionali. Il giorno dell’incidente era in viaggio per lavoro verso Siviglia, ma non ha mai raggiunto la destinazione.

Altra vittima italiana

La seconda italiana ancora dispersa è Ana Martina Conte Grand, 32 anni, podologa di origine argentina (San Juan). Il passaporto italiano le era stato riconosciuto grazie al bisnonno emigrato dalla provincia di Torino. Viaggiava in compagnia del fratello Jeremias, rimasto ferito nell’impatto e ospedalizzato a Toledo; Jeremias ha riferito di aver visto la sorella morta prima di perdere conoscenza.

Risposta delle autorità italiane e spagnole

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiesto al Consolato generale d’Italia a Madrid di mantenere una presenza costante negli ospedali e nei centri di raccolta per fornire assistenza ai cittadini colpiti. Una squadra consolare ha già effettuato sopralluoghi e sta collaborando con le forze di soccorso per l’individuazione dei dispersi. Nel frattempo, Adif ha sospeso la circolazione sulla tratta Madrid-Andalusia, mentre è stato attivato il protocollo di Protezione civile con vigili del fuoco, ambulanze e personale sanitario impegnati nel recupero dei sopravvissuti.

Il ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente ha definito la decisione di far riprendere il treno Renfe “un errore inspiegabile”, sottolineando che avrebbero potuto correggere la situazione nei 18 minuti intercorsi tra la ripartenza e l’impatto. La fuga di informazioni ha spinto le autorità a promuovere una revisione dei sistemi di controllo automatico e a rafforzare le procedure di emergenza per evitare futuri eventi similari.

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