Dal 9 novembre il Cinema Astra di Piazza Beccaria a Firenze avvia una programmazione mattutina rivolta alle scuole. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Stensen, si colloca nel periodo che precede la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebrata il 25 novembre, e vuole offrire un momento di riflessione ai giovani studenti.
Ogni mattina, dal lunedì al venerdì, il film ‘Se domani non torno’ sarà proiettato in versione integrale, consentendo a classi di diverse età di assistere alla storia di Giulia Cecchettin, scomparsa il 11 novembre 2023. La scelta di inserire la pellicola nella programmazione scolastica nasce dal desiderio di trasformare un dolore privato in un potente strumento educativo.
Programma mattutino al Cinema Astra a partire dal 9 novembre
Le proiezioni avranno luogo alle ore 9.00, con una durata di circa due ore, inclusi eventuali momenti di discussione guidata. Gli insegnanti che desiderano partecipare dovranno prenotare la fascia oraria attraverso il sito dell’Astra, specificando il numero di studenti previsto. Il cinema ha messo a disposizione le proprie strutture tecniche per garantire una visione ottimale, inclusi sottotitoli per studenti con necessità uditive.
Dettagli delle proiezioni per le scuole
Il ciclo prevede una sola proiezione giornaliera, ma le scuole sono libere di organizzare più classi in più giorni. La Fondazione Stensen ha inoltre previsto la presenza di mediatori esperti in tematiche di genere, i quali accompagneranno gli alunni in un dibattito post-visione per approfondire concetti quali femminicidio, patriarcato e responsabilità collettiva. Il materiale didattico, preparato dagli autori del film, sarà disponibile per il download gratuito.
Trama e scelte narrative del film ‘Se domani non torno’
Il regista Paola Randi, co-autrice della sceneggiatura con Lisa Nur Sultan, ha optato per una narrazione che si concentra sull’assenza più che sulla violenza stessa. Il racconto ricostruisce i giorni che seguono la scomparsa di Giulia, mettendo al centro la sua famiglia: il padre Gino (interpretato da Filippo Timi), la sorella Elena (interpretata da Tecla Bossi) e il fratello Davide (interpretato da Tommaso Allione).
La giovane Giulia, interpretata da Sabrina Martina, non appare mai direttamente sullo schermo; la sua presenza è percepita attraverso ricordi, oggetti e disegni sparsi nell’ambiente domestico. In questo modo il film evita di mostrare la violenza e di dare spazio al volto dell’assassino, concentrandosi invece sul dolore e sul processo di trasformazione della famiglia.
Personaggi e assenza della violenza sullo schermo
Elena rifiuta la figura del “mostro” e chiama le cose con il loro nome, denunciando apertamente il femminicidio e il patriarcato. Il padre Gino, invece di isolarsi, si apre al dialogo, ascolta gli uomini intorno a sé e diventa portavoce di un messaggio di cambiamento. Il film, nato dal libro ‘Cara Giulia’ firmato da Gino Cecchettin e Marco Franzoso (edizioni Rizzoli), si propone come testimonianza di come l’assenza possa rendere una persona perpetuamente presente nella memoria collettiva.
L’impegno della Fondazione Stensen e il significato sociale dell’evento
Presentato in anteprima il 23 ottobre 2026 a Roma, nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma e della 24ª edizione di Alice nella Città, il film ha già suscitato dibattiti sul ruolo della cultura nella lotta contro la violenza di genere. La Fondazione Stensen, promotrice della programmazione a Firenze, intende trasformare la proiezione in un momento di mobilitazione per studenti, insegnanti e famiglie, alimentando il motto “Per Giulia fate rumore” che è diventato il simbolo della campagna.
Le proiezioni non si limitano alla semplice fruizione cinematografica: al termine di ogni sessione è previsto uno spazio di confronto in cui gli alunni possono porre domande, condividere impressioni e ricevere indicazioni su come contribuire attivamente alla prevenzione della violenza di genere nelle proprie comunità. L’iniziativa dimostra come il cinema, attraverso una narrazione attenta all’assenza e alla memoria, possa essere un potente strumento educativo e di cambiamento sociale.



