Il panorama degli affitti in Italia è cambiato rapidamente: dal 2019 al 2026 i canoni nelle grandi città sono cresciuti molto più degli stipendi, con conseguenze visibili sulla vita quotidiana e sulle scelte professionali. I dati raccolti e le analisi condotte mostrano incrementi che raggiungono punte del 49% in capoluoghi particolarmente attrattivi sotto il profilo turistico ed economico.
La fotografia emersa il 6 giugno 2026 evidenzia città dove la spesa per la casa tocca percentuali del reddito impossibili da ignorare: in alcuni casi l’affitto assorbe oltre la metà dello stipendio mensile netto, con effetti diretti sulle imprese e sulla capacità delle amministrazioni di mantenere una residenza stabile per cittadini e lavoratori.
Incrementi record a Firenze e Milano e la misura del peso sugli stipendi
A Firenze e Milano i rincari registrati per un appartamento tipo di 70 metri quadrati sono pari al 49% rispetto al 2019. Oggi a Firenze il canone medio si aggira intorno a 1.340 euro al mese, mentre a Milano supera i 1.800 euro. Questo aumento si traduce in una pressione finanziaria importante: a Milano l’affitto rappresenta mediamente il 73% dello stipendio netto, a Firenze il 62%. Numeri simili, seppure inferiori, si riscontrano a Bologna, Padova, Venezia, Napoli e Roma, dove la quota del reddito destinata all’abitazione supera spesso il 50%.
Differenze territoriali e protezione del reddito
Il divario tra Nord e Sud è evidente: nelle città del Mezzogiorno e nei capoluoghi meno esposti al turismo di massa gli aumenti degli affitti sono più contenuti, spesso nell’ordine del 19-23%. Località come Potenza, Campobasso, Catanzaro e Perugia hanno registrato incrementi molto più moderati rispetto ai centri più attrattivi dal punto di vista universitario e turistico.
Effetti sul mercato del lavoro e sulla disponibilità di alloggi
La compressione del reddito disponibile ha ricadute anche sul sistema produttivo locale: le imprese, in particolare le micro e piccole aziende, segnalano difficoltà nel reperire personale disposto a trasferirsi in città dove il costo dell’abitare diventa proibitivo. Quando l’affitto assorbe quasi due terzi dello stipendio, la mobilità professionale si riduce e il territorio perde capacità di attrazione per competenze e giovani talenti.
La situazione fiorentina è aggravata da una doppia pressione: da un lato la forte presenza turistica, dall’altro la diffusione degli affitti brevi che hanno sottratto unità abitative al mercato della residenza. Questa dinamica riduce l’offerta disponibile per chi cerca una casa stabile e innalza i prezzi per gli affitti a medio-lungo termine.
Dichiarazioni e richieste di intervento
Rappresentanti locali e nazionali del settore privato hanno definito il fenomeno non soltanto una difficoltà sociale ma una vera e propria emergenza economica. È stata sottolineata la necessità di aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare immobili inutilizzati e sostenere la rigenerazione urbana attraverso incentivi concreti. A livello locale, alcune amministrazioni hanno avviato misure per regolare gli affitti brevi con l’obiettivo di proteggere la residenzialità.
Le proposte indicano strumenti come un piano casa orientato alla riqualificazione dell’esistente e incentivi mirati per rendere economicamente vantaggioso il recupero di immobili sfitti. Senza interventi coordinati, l’analisi avverte che le città rischiano di diventare sempre meno accessibili, con la perdita di giovani, lavoratori qualificati e competenze indispensabili per lo sviluppo economico locale.
Il peso crescente del canone sul reddito è un indicatore che connette il mercato immobiliare alla competitività territoriale e alla stabilità delle comunità urbane.



