Sabjan Ballici, un giovane operaio albanese di 24 anni, è morto il 20 febbraio 2026 all’ospedale Giovanni Battista di Foligno a causa di un tumore allo stomaco non diagnosticato. La sua famiglia, dopo ripetuti accessi al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, ha deciso di presentare una denuncia alla Procura di Spoleto per accertare eventuali responsabilità mediche.
I ripetuti accessi al pronto soccorso di Perugia
La tragedia di Sabjan Ballici inizia nell’estate del 2026, quando il giovane inizia a manifestare i primi sintomi di malessere. Il 27 dicembre 2026, il giovane si reca al pronto soccorso di Perugia con forte tosse e febbre alta. Dopo ore di attesa, decide di tornare a casa senza essere visitato.
Il 19 gennaio 2026, su consiglio del medico di famiglia, Sabjan torna al pronto soccorso di Perugia per un sospetto di bronchiolite. Viene dimesso dopo poche ore con la prescrizione di una broncoscopia. Il 29 gennaio, a causa di forti dolori al petto, viene trattenuto una notte in osservazione e poi dimesso nuovamente.
La diagnosi tardiva e la morte
Il 6 febbraio 2026, Sabjan si reca al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Battista di Foligno, dove viene finalmente diagnosticato un adenocarcinoma gastrico. Nonostante le cure, il giovane muore dopo sole due settimane, il 20 febbraio 2026.
La denuncia e l’indagine della Procura di Spoleto
Gli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, rappresentanti la famiglia Ballici, hanno presentato un esposto alla Procura di Spoleto, coordinata dal procuratore capo Claudio Cicchella. La denuncia punta a chiarire se ci siano state omissioni o ritardi nella diagnosi che avrebbero potuto salvare la vita di Sabjan o almeno prolungarla.
Secondo una consulenza medica della famiglia, la diagnosi del tumore sarebbe potuta arrivare prima se Sabjan non fosse stato dimesso ripetutamente dall’ospedale di Perugia. Questo avrebbe permesso di avviare tempestivamente cure chemioterapiche che, sebbene non curative, avrebbero potuto rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre le sofferenze del giovane.
La famiglia di Sabjan, tra cui i genitori, il fratello, la sorella e la fidanzata, è determinata a ottenere giustizia. L’avvocato Luca Maori ha dichiarato: “Ci troviamo di fronte a un caso di una gravità immensa che coinvolge Sabjan e tutta la sua famiglia. Ho promesso alla madre che attraverso la mia attività giudiziaria, prima con la denuncia e successivamente con la richiesta di risarcimento, sarò la voce e lo sguardo del figlio che ha perso.”
La Procura di Spoleto sta ora valutando gli atti per stabilire se vi siano profili di responsabilità nella gestione sanitaria del caso. La famiglia spera che questa indagine possa portare alla luce la verità e prevenire future tragedie simili.



