Il paesaggio economico della Toscana sta mutando sotto l’effetto combinato di un turismo che evolve, della diffusione del digitale e di nuovi flussi commerciali legati all’export e alle infrastrutture. Questa trasformazione è il tema centrale dell’assemblea regionale di Confesercenti Toscanasvoltasi il 9 giugno 2026 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, assemblea che ha confermato alla presidenza regionale Nico Gronchigià presidente nazionale.
Il dibattito ha messo in luce come la crescita di settori come l’accoglienza, la ristorazione e i servizi digitali offra nuove opportunità, ma metta anche in evidenza divari territoriali e una progressiva erosione delle attività commerciali tradizionali. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di politiche che accompagnino il cambiamento, evitando di lasciare indietro le aree più fragili.
Incremento del turismo e ruolo del digitale: i numeri del cambiamento
Nel 2026 le presenze turistiche in Toscana sono aumentate del 2,5%con una crescita trainata soprattutto dalle città d’arte e dalle forme di turismo basate sulle esperienze territoriali. Questo mutamento nella domanda ha modificato il profilo dei visitatori: si registra una diminuzione della quota di stranieri e un aumento dei turisti italiani e di corto raggio, fenomeno che impatta direttamente sui modelli di consumo locali.
Parallelamente, il peso dell’economia digitale è cresciuto in modo significativo: servizi di deliverye-commercemarketplace e piattaforme di prenotazione hanno rimodellato le relazioni tra imprese e clienti, spingendo il commercio a integrare nuovi servizi e a legarsi sempre più all’offerta turistica e alla fruizione urbana. Come sintetizzato da Gronchi, «il commercio non scompare, si trasforma».
Desertificazione commerciale e spopolamento: dati sulle aree più deboli
La trasformazione però è disomogenea: nell’ultimo decennio le imprese del commercio al dettaglio in Toscana sono diminuite del 15,2%mentre nei comuni con meno di 5.000 abitanti la flessione raggiunge il 18,5%con 119 su 273 piccoli centri interessati da questo fenomeno. Tra il 2014 e il 2026 la regione ha perso oltre 74.000 residenti, componente chiave di quella che è stata definita la «faccia economica dello spopolamento».
Questi numeri raccontano una vera e propria desertificazione commercialecon conseguenze sulla qualità dei servizi di prossimità e sulla tenuta sociale dei borghi. La riflessione in assemblea ha evidenziato come la trasformazione economica debba essere governata per evitare che l’innovazione accentui le disuguaglianze territoriali.
Pressione dei costi, affitti e proposta legislativa per la rigenerazione urbana
Le imprese affrontano anche una significativa pressione sui costi. Secondo le elaborazioni presentate dall’associazione su dati Istat e Arerale bollette rimangono circa il 40% sopra i livelli pre-Covid anche dopo i picchi del 2026. Per un ristorante, la spesa annua per il gas è salita da 4.900 a 7.500 euro (+53%) e quella per l’elettricità da 9.000 a 11.300 euro (+25,6%), con un aggravio stimato per il terziario di circa 3 miliardi di euro l’anno a livello nazionale.
Allo stesso tempo, la pressione immobiliare pesa sulle attività: nella zona del Duomo di Firenze le locazioni commerciali sono aumentate del 27,9%un trend legato all’alta domanda turistica che rischia di escludere dal mercato le imprese di vicinato. Per affrontare questi nodi, è stata depositata il 18 maggio presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità».
La proposta prevede la creazione di Zone economiche speciali di prossimità con incentivi, bandi, semplificazioni e sgravi fiscali, l’istituzione di un osservatorio sulla desertificazione commerciale e la costituzione di un fondo dedicato. L’obiettivo dichiarato è sostenere la trasformazione delle economie locali, favorire l’innovazione delle imprese e mantenere una rete diffusa di servizi e attività, così da conciliare sviluppo e coesione territoriale.



