Un grave incidente ha colpito lo stabilimento Sims di Reggello, situato in località Montanino al Filarone. Il 17 agosto un’esplosione nella vasca di raccolta delle acque di processo ha innescato un incendio che ha danneggiato gravemente l’impianto. Le conseguenze per i lavoratori e l’ambiente sono ancora in fase di valutazione.
L’incidente ha reso necessario un periodo di cassa integrazione per oltre cento dipendenti. La produzione non ripartirà prima di fine settembre come confermato durante un incontro con i rappresentanti sindacali di Filctem Cgil e Femca Cisl.
Le cause dell’incidente e le verifiche in corso
L’esplosione ha provocato il distacco della copertura della vasca e la fusione di alcune strutture in alluminio. Le fiamme hanno interessato anche il tubo di aspirazione delle pompe, realizzato in materiale plastico. Le pompe esterne, tuttavia, sono risultate integre. Arpat ha rilevato variazioni del livello dei reflui nei giorni precedenti all’incidente, attribuibili ad attività di manutenzione.
Per approfondire le possibili implicazioni ambientali, Arpat ha prelevato un campione dell’acqua ancora presente nella vasca. Il campione è stato inviato ai laboratori per verificare la concentrazione residua di solventi. I risultati dovranno essere interpretati tenendo conto delle operazioni di spegnimento e dell’utilizzo di schiume estinguenti.
Il 19 agosto Sims ha trasmesso una relazione agli enti interessati, contenente la ricostruzione dell’incidente e le azioni intraprese. Tuttavia, Arpat ha richiesto ulteriori elementi alla società per integrare l’analisi dell’evento. Tra gli approfondimenti richiesti figurano la ricostruzione dettagliata delle attività che hanno contribuito alla composizione dei reflui, una valutazione delle temperature raggiunte e una valutazione delle conseguenze ambientali degli interventi straordinari.
Le conseguenze per i lavoratori
I rappresentanti sindacali hanno richiesto chiarezza sulla situazione e sugli impegni della proprietà per superare le criticità. Mattia Chiosi di Filctem Cgil ha spiegato che si tratta di una CIGO, cassa ordinaria collegata all’evento oggettivamente non evitabile. L’azienda ha chiesto quattro settimane di cassa integrazione, fino quasi alla fine di settembre.
Durante l’incontro, i sindacati hanno ottenuto l’anticipo dell’importo di cassa da parte dell’azienda, la maturazione dei ratei e l’integrazione al 100%. Inoltre, è stato suggerito di utilizzare le ferie non utilizzate, dando la possibilità ai lavoratori di scegliere liberamente.
I sindacati hanno già richiesto un altro incontro, tra un paio di settimane, con il direttore tecnico e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Inoltre, è stata indetta un’assemblea sindacale con i lavoratori, che si terrà giovedì prossimo 3 settembre.
Le misure di sicurezza e le verifiche future
Arpat ha proposto di impedire la ripresa dell’attività produttiva e l’attivazione dello scarico dei reflui industriali fino alla verifica della piena efficienza dell’impianto di depurazione. La Regione Toscana ha accolto le indicazioni dell’Agenzia, disponendo il blocco della ripresa delle attività fino alla conclusione delle verifiche sul recupero dell’efficienza depurativa.
Gli accertamenti proseguiranno nei prossimi giorni sulla base delle informazioni richieste alla società e degli esiti delle analisi sui reflui. L’obiettivo è definire con maggiore precisione le cause dell’esplosione, valutare le condizioni dell’impianto e verificare eventuali variazioni nelle caratteristiche dei reflui rispetto a quanto previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale.



