La sera del 20 maggio 2026 oltre 1.500 persone hanno partecipato a un corteo che ha attraversato la città da Rifredi fino a piazza Indipendenza. La mobilitazione è scattata dopo la pubblicazione online di filmati in cui compaiono membri della Global Sumud Flotilla ammanettati, bendati e tenuti in ginocchio al porto di Ashdod, immagini che hanno causato forte sdegno nell’opinione pubblica locale.
Tra le persone riprese nei video c’è anche Antonella Bundu, ex candidata regionale, oltre a numerosi italiani tra cui Dario Salvetti. La protesta fiorentina ha unito bandiere, cori e tamburi, e molte delle forze politiche cittadine hanno preso posizione. Il corteo si è svolto senza incidenti significativi, osservato a distanza dalle forze dell’ordine, mentre cittadini si affacciavano alle finestre per applaudire i manifestanti.
Il motivo della protesta e le immagini che hanno scosso la città
I video diffusi dall’entourage israeliano mostrano attivisti con le mani legate da fascette e costretti a rimanere in ginocchio; uno dei filmati è stato pubblicato anche dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Quelle immagini hanno alimentato la chiamata alla mobilitazione in molte chat locali e nella società civile, con richieste puntuali per il rilascio immediato dei fermati. Per molti partecipanti la sequenza visiva rappresenta una violazione della dignità umana e del diritto internazionale, in particolare perché gli abbordaggi sono avvenuti in acque internazionali.
Chi erano le persone fermate
Tra i trattenuti figurano medici, insegnanti, giornalisti e attivisti di almeno 40 paesi, compresi 29 cittadini italiani. Oltre a Antonella Bundu e Dario Salvetti, tra i nomi toscani presenti ci sono anche anziani volontari e famiglie che avevano aderito alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. Gli avvocati dell’ong coinvolta hanno denunciato che molti fermati sono stati tenuti in condizioni degradanti e hanno chiesto interventi urgenti da parte delle istituzioni internazionali per tutelare la loro incolumità.
Reazioni istituzionali e clima politico
Le immagini hanno provocato reazioni a vari livelli: dalla presa di posizione del presidente della Repubblica, che ha definito il trattamento «incivile», alle dichiarazioni del governo che ha convocato l’ambasciatore israeliano. Nella città, la sindaca di Firenze si è detta «preoccupata» e ha annunciato contatti con il console onorario. Per molti manifestanti le risposte ufficiali sono però giudicate insufficienti, perché ritenute parziali e concentrate su singoli episodi senza affrontare il quadro più ampio di violazioni che viene denunciato.
Prospettive diplomatiche e richieste di tutela
Le istanze rivolte alle autorità italiane chiedono di ottenere garanzie immediate sulla sicurezza e il rilascio dei cittadini arrestati a Ashdod, oltre a sollecitare una tutela consolare adeguata. Alcuni esponenti politici e associazioni hanno invocato misure più incisive, fino alla richiesta di sanzioni, mentre altri chiedono di mantenere canali diplomatici aperti per favorire un rapido rimpatrio. In questa fase le istituzioni italiane hanno attivato contatti a vari livelli per chiarire la situazione.
La mobilitazione locale: voci, slogan e richieste
Il corteo fiorentino ha visto una partecipazione eterogenea, con numerosi giovani e collettivi locali che hanno scandito slogan contro le politiche israeliane e contro quanto mostrato nei video. I manifestanti hanno ribadito la richiesta di liberazione per tutti gli attivisti trattenuti e hanno criticato il silenzio o la parsimonia delle reazioni diplomatiche. Molti cartelli richiamavano alla solidarietà con la popolazione palestinese e al diritto alla consegna di aiuti umanitari a Gaza.
Nel corso della manifestazione sono emerse anche critiche personali verso figure istituzionali coinvolte nel dialogo diplomatico, ma la protesta si è conclusa senza scontri, lasciando sul terreno un quadro di forte mobilitazione civile. Per gli organizzatori si tratta di un segnale che punta a mantenere alta l’attenzione pubblica fino a quando non sarà garantito il ritorno in sicurezza degli arrestati.
Quali sviluppi attendersi
Nei giorni successivi all’azione di mare e alla mobilitazione del 20 maggio 2026, l’evoluzione dipenderà dalle risposte diplomatiche e dagli sviluppi legali sul terreno in Israele. Le vittime dell’abbordaggio e i loro sostenitori chiedono trasparenza sulle condizioni di detenzione e atti concreti da parte degli Stati che contano cittadini coinvolti. Rimane centrale la richiesta di rispetto della dignità e del diritto internazionale, concetti invocati più volte durante il corteo a Firenze.



