Il 19 maggio 2026 la Fondazione Antonino Caponnetto ha reso pubblico un dossier frutto di anni di indagini, relazioni e operazioni giudiziarie, presentato nel giardino intitolato a Caponnetto. Il documento mette al centro la presenza della criminalità organizzata a Prato, con un focus sulla mafia cinese, e ha l’obiettivo dichiarato di informare i candidati sindaco che si affronteranno nelle prossime tornate elettorali. Alla presentazione il presidente della Fondazione, identificato nel testo come Calleri, ha ribadito senza mezzi termini come la questione non sia più solo un sospetto ma un fenomeno radicato e documentato.
Il quadro emerso dal dossier
Il report riunisce e cita rapporti della DIA, studi dell’Irpet, analisi dell’Osservatorio del Consiglio regionale e le attività investigative delle procure di Prato e Firenze. Ne risulta una fotografia in cui la città è inserita nel cosiddetto triangolo Firenze-Prato-Osmannoro, teatro, secondo il documento, di scontri tra clan che hanno assunto la denominazione mediatica di «guerra delle grucce». Il dossier sottolinea che la presenza del fenomeno non è solo di fatto: esiste anche una dimensione sociale e, sul piano giuridico, è stata riconosciuta dalla sentenza della Cassazione. Inoltre si evidenzia come nell’estate del 2026 sia arrivato in procura un magistrato, il dottor Tescaroli, descritto come determinato e attento alle dinamiche locali.
Fonti e elementi probatori
Nella ricostruzione vengono richiamati casi operativi e relazioni di intelligence che descrivono attività che vanno dal riciclaggio alla gestione di servizi finanziari paralleli. Il dossier non si limita a elencare episodi isolati ma cerca di connettere indagini e riscontri amministrativi, offrendo un quadro complessivo che giustifica l’allerta: per la Fondazione la presenza della mafia cinese è documentata da elementi investigativi e da segnali socio-economici che interessano il tessuto produttivo e commerciale della città.
Le «terre di nessuno» e il tessuto urbano
Una delle immagini forti utilizzate durante la presentazione è quella delle «terre di nessuno», aree o strutture industriali dove secondo il report l’accesso e il controllo risultano difficili per le istituzioni. Calleri ha descritto capannoni nei quali non si percepisce la lingua italiana come lingua comune e dove, a suo avviso, le dinamiche interne sfuggono al controllo pubblico. Questo fenomeno viene indicato come un fattore di degrado istituzionale e sociale che richiede una reazione coordinata: secondo la Fondazione, le amministrazioni locali hanno accumulato ritardi nell’intervento e ora è necessario recuperarli con misure efficaci e coordinate.
Segnali recenti sul territorio
Nel corso dell’incontro sono stati richiamati episodi recenti che il documento collega alle attività criminali, come la presenza di banche clandestine e il traffico di rifiuti tessili segnalato tra Montemurlo e Livorno. Calleri ha ricordato di aver sollevato il problema della mafia cinese già oltre venticinque anni fa, quando le sue osservazioni furono accusate da alcuni interlocutori di poter sfociare in razzismo. Oggi, secondo la Fondazione, i fatti raccolti dimostrano come quelle preoccupazioni fossero fondate e richiedano una risposta pubblica di carattere preventivo e repressivo.
Impatti politici e appello ai candidati
Alla presentazione erano presenti alcuni candidati alla carica di sindaco: il centrodestra con Gianluca Banchelli e la lista L’Alternativa C’è con Jonathan Targetti, accompagnato da Aldo Milone, già assessore alla sicurezza a Prato dal 2009 al 2014. Calleri ha rivolto un appello diretto a tutte le forze politiche in corsa: non ci possono essere zone dello Stato in cui lo Stato stesso non entra; occorre trasformare le terre di nessuno in spazi di diritto e di servizi pubblici, intervenendo con la dovuta fermezza e con la collaborazione di forze dell’ordine, magistratura e amministrazioni locali. Il richiamo è anche a rendere la politica inarcabile rispetto a infiltrazioni, dal momento che, nelle parole del presidente della Fondazione, le organizzazioni criminali tendono a cercare di influenzare il tessuto elettorale e decisionale ovunque siano presenti.
Quali domande porre ai programmi elettorali
Il dossier, oltre ad elencare problemi, invita a porre domande precise ai candidati: come intendono presidiare aree industriali e commerciali? Quali strumenti amministrativi metteranno in campo per contrastare il riciclaggio e gli strumenti finanziari paralleli? Come si coordineranno con procure e forze di polizia per chiudere i vuoti di controllo? Sono quesiti che la Fondazione giudica essenziali per verificare la capacità di governo delle liste in campo.
In conclusione, il report presentato il 19 maggio 2026 dalla Fondazione Antonino Caponnetto e illustrato da Calleri non chiede soltanto attenzione mediatica: propone una sollecitazione istituzionale e civica per restituire alle aree contaminate dal fenomeno criminale una piena dimensione di diritto e di servizio pubblico. Il monito finale è netto: agire in fretta per trasformare le terre di nessuno in terre di tutti, con strumenti di prevenzione, controllo e trasparenza.



