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Rider a Firenze: la realtà dietro le consegne, tra sfruttamento e soluzioni

A Firenze, i rider affrontano giornate di attesa sotto il sole, mentre alcuni ristoratori scelgono di assumere corrieri invece di affidarsi alle piattaforme

Rider a Firenze: la realtà dietro le consegne, tra sfruttamento e soluzioni

Firenze, città dell’arte e della cultura, nasconde un’altra realtà: quella dei rider i corrieri che ogni giorno affrontano il caldo e le attese per consegnare il cibo a domicilio. Una situazione che sta diventando sempre più critica, con migliaia di lavoratori in attesa di ordini e condizioni di lavoro che lasciano molto a desiderare.

In un’estate particolarmente torrida, i rider di Firenze si trovano a passare ore sotto il sole, in attesa di una consegna. Una situazione che evidenzia non solo le difficoltà legate al food delivery ma anche la crescita esponenziale del numero di lavoratori nel settore, che fatica a garantire tempi di consegna rapidi.

Le lunghe attese dei rider fiorentini

Le strade di Firenze, soprattutto quelle più centrali, sono diventate un palcoscenico di attesa per i rider. Zulqarnain Haider, un rider di origini pachistane, racconta di giornate passate in via Cavour, davanti al McDonald’s, in attesa di un ordine. «È tardi per i miei standard, ma ieri per recuperare la giornata andata male ho lavorato fino alle 4», dice Haider, sottolineando come le piattaforme offrano bonus notturni per spingere i rider a rimanere a lavoro.

Le lunghe attese non sono solo un problema di efficienza, ma anche di salute. Le temperature estive, spesso superiori ai 35 gradi, rendono le condizioni di lavoro ancora più difficili. I rider, che lavorano a cottimo, si trovano a dover scegliere tra il rischio di disidratazione e la necessità di guadagnare il più possibile.

Le alternative etiche dei ristoratori

Non tutti i ristoratori di Firenze si affidano alle grandi piattaforme di delivery. Alcuni hanno scelto strade diverse, più etiche e sostenibili. Gaetano ‘Tanotto’ Cerasuolo, titolare della Tripperia Vegana di via Pisana, ha deciso di assumere due dipendenti a tempo indeterminato, comprando loro bici e scooter. «Sin da quando abbiamo aperto abbiamo deciso di dire di no a una logica di sfruttamento. Ma poi c’è anche una questione economica: non volevo sottostare al 30% che le piattaforme ci prendono», spiega Cerasuolo.

La scelta di Cerasuolo non è isolata. Altri ristoratori, come Andrea Gori di Da Burde, preferiscono fare consegne a piedi nei dintorni, evitando di affidarsi ai rider delle piattaforme. «Chi usa costantemente i rider anziché ricorrere agli esterni, dovrebbe assumerli, o ci dovrebbe essere una cooperativa», afferma Gori, che in passato ha lavorato con Winelivery, un’app per la consegna di drink a domicilio.

Le difficoltà delle cooperative etiche

Le cooperative come Robin Food, che offrivano condizioni di lavoro più dignitose, hanno faticato a sopravvivere. Simone Di Giulio, presidente di Robin Food, racconta che la cooperativa prendeva solo 3-4 euro per consegna, ma la mancanza di ristoranti disposti a collaborare ha reso difficile la sopravvivenza. «Eravamo competitivi, ma c’erano pochi ristoranti che si affidavano a noi e praticamente nessun asiatico, che è una fetta importante del mercato», spiega Di Giulio.

La situazione è complessa anche per i ristoratori che vorrebbero scegliere strade alternative. Aldo Cursano, presidente di Fipe Confcommercio, spiega che gli esercenti hanno le mani legate. «Durante la pandemia molti di noi si erano autorganizzati in qualche maniera. Ma, poi, approfondendo, è emerso che noi che ci occupiamo di somministrazione non possiamo fare contratti di logistica con le relative assicurazioni», afferma Cursano.

Lo sciopero dei rider

La tensione tra i rider e le piattaforme di delivery è esplosa in uno sciopero che ha coinvolto diverse città italiane, tra cui Milano, Bologna e Firenze. I lavoratori chiedono migliori condizioni di lavoro, indennizzi e la fine del cottimo. «Basta cottimo, vogliamo indennizzi», è il grido di protesta che risuona per le strade.

Lo sciopero ha messo in luce le difficoltà dei rider, che spesso lavorano senza tutele adeguate e con salari insufficienti. La situazione è resa ancora più critica dalle temperature estive, che rendono le condizioni di lavoro insostenibili. I rider chiedono non solo migliori condizioni economiche, ma anche il riconoscimento del loro lavoro come un’attività regolamentata e tutelata.

La situazione dei rider a Firenze è un riflesso di un fenomeno più ampio, che coinvolge molte città italiane ed europee. Le piattaforme di delivery continuano a crescere, ma le condizioni di lavoro dei rider rimangono precarie. Le alternative etiche dei ristoratori rappresentano un segnale di speranza, ma è necessario un cambiamento più ampio per garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti i corrieri.

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