23 Giugno 2026 🌤 32°

Controlli INPS e Guardia di Finanza: 3.300 casi sospetti per il reddito di cittadinanza

Dal gennaio 2026 un’attività combinata tra INPS e Guardia di Finanza ha evidenziato oltre 3.300 percettori del reddito di cittadinanza privi dei requisiti, con irregolarità che superano i 43 milioni di euro e segnalazioni all’Autorità giudiziaria.

Controlli INPS e Guardia di Finanza: 3.300 casi sospetti per il reddito di cittadinanza

Nel corso di un’operazione avviata dall’inizio del 2026 l’INPS in sinergia con la Guardia di Finanza ha individuato oltre 3.300 persone che avrebbero percepito il reddito di cittadinanza senza possedere i requisiti previsti. Le verifiche hanno portato a una stima del danno superiore ai 43 milioni di euro con procedimenti amministrativi finalizzati alla revoca dei benefici e al recupero delle somme, oltre alle segnalazioni all’Autorità giudiziaria.

La strategia di controllo si è basata su un’analisi di rischio mirata e su un intenso scambio di dati istituzionali, sfruttando in particolare le informazioni trasmesse dal Ministero della Giustizia. I controlli hanno messo a fuoco due filoni principali di irregolarità: omissioni nella dichiarazione di precedenti penali o dello stato detentivo e mancata comunicazione di rapporti d’impresa quali l’apertura di partita IVA o l’assunzione di cariche societarie.

Verifiche sulle posizioni con precedenti penali e stato detentivo

Attraverso il collegamento informativo con il Ministero della Giustizia sono state isolate oltre 5.700 domande presentate tra il 2019 e il 2026 considerate potenzialmente a rischio per omissioni relative a condanne o detenzioni. Il Nucleo Speciale della Guardia di Finanza ha affinato i target e ha trasferito ai reparti territoriali 4.374 posizioni da verificare sul campo. Le attività concluse sinora hanno rilevato un tasso di irregolarità superiore all’82% con una prima quantificazione dell’indebito complessivo che supera gli 8,7 milioni di euro.

Modalità di emersione delle omissioni

Le omissioni contestate consistono prevalentemente nella mancata segnalazione, al momento della domanda, di condanne per reati ostativi o dello stato detentivo, elementi che rendono incompatibile la fruizione del sussidio. Grazie alla combinazione di banche dati e all’azione sui territori da parte dei reparti della Guardia di Finanza è stato possibile confermare numerosi casi e avviare le procedure di recupero delle somme indebitamente erogate.

Controlli sui titolari di partita IVA e sulle cariche societarie

Il secondo filone investigativo ha riguardato i beneficiari che risultano titolari di partita IVA o ricoprono cariche societarie. Le verifiche svolte su scala nazionale hanno accertato oltre 2.600 irregolarità tra le posizioni controllate, per lo più riconducibili all’omessa comunicazione dell’attività imprenditoriale o della partecipazione a società. In questi casi l’indebito complessivo accertato supera i 36 milioni di euro cifra che contribuisce in modo consistente al totale del danno stimato.

Le posizioni segnalate dall’INPS e istruite dalla Guardia di Finanza mostrano come la mancata trasparenza sulle fonti di reddito e sugli incarichi societari possa alterare la determinazione del diritto al sussidio, rendendo necessaria la revoca e la richiesta di restituzione delle somme.

Procedure avviate e modello di controllo integrato

Per tutte le posizioni accertate sono state attivate le procedure amministrative per la revoca del beneficio e il recupero delle somme indebitamente percepite; i casi con profili penalmente rilevanti sono stati segnalati all’Autorità giudiziaria. L’operazione sottolinea l’efficacia di un modello basato sull’integrazione sistematica delle banche dati sull’analisi del rischio e sullo scambio informativo strutturato tra istituzioni.

L’INPS e la Guardia di Finanza hanno ribadito l’impegno a garantire la corretta destinazione delle risorse pubbliche e la tutela dei percettori legittimi del welfare, proseguendo le attività di controllo per prevenire e reprimere ulteriori indebite percezioni.

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