Dal 27 giugno al 25 ottobre 2026 Palazzo Cucchiari di Carrara ospita Le signore dell’arte, una mostra curata da Massimo Bertozzi che ricompone un secolo di percorsi femminili nell’arte italiana. L’esposizione raccoglie 131 opere realizzate da 42 artiste italiane, con prestiti da istituzioni pubbliche e collezioni private. L’intento dichiarato del progetto è indagare la relazione tra formazione, legami familiari e accesso alle istituzioni artistiche in un arco cronologico che va dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, evidenziando come i mutamenti sociali abbiano trasformato la possibilità stessa di essere artiste.
La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Giorgio Conti e prevede un momento inaugurale per la stampa il 26 giugno 2026, seguito dall’apertura al pubblico il giorno successivo. Il percorso espositivo dà voce a figure che vanno dalle pioniere attive al tempo del Risorgimento fino a protagoniste del primo Novecento, mettendo in dialogo ritratti, paesaggi e lavori sperimentali con opere di artisti maschili che hanno avuto un ruolo nel loro percorso formativo o professionale.
Il fil rouge: formazione, famiglia e libertà di scelta
Al centro dell’allestimento c’è l’idea che, per lunghi decenni, la famiglia sia stata il principale luogo di apprendimento per le donne che volevano praticare l’arte. In molti casi le artiste emergono come mogli, figlie o sorelle di pittori e scultori, una condizione che garantiva accesso agli atelier ma anche condizionava scelte e visibilità. Con l’apertura delle scuole d’arte e delle accademie alle donne, cambia il contesto: l’istruzione diventa strumento di emancipazione e permette a molte di costruire carriere autonome, scegliendo collaborazioni basate su affinità intellettuali piuttosto che su legami di sangue.
Il valore delle reti familiari
Il curatore evidenzia come i rapporti domestici abbiano spesso rappresentato un trampolino per la formazione tecnica e critica, ma anche un vincolo che ha influito sulle rappresentazioni e sulle opportunità espositive. Il percorso espositivo rilegge questi intrecci mettendo in luce sia i benefici sia le limitazioni delle reti familiari, mostrando come il passaggio dalle botteghe e dagli apprendistati alle istituzioni formali abbia progressivamente ridisegnato il panorama professionale femminile.
Il percorso e le opere in mostra
Le sale di Palazzo Cucchiari compongono un racconto corale: accanto alle pioniere come Ernesta Bisi Legnami e Amanzia Guerillot si trovano figure chiave del Novecento quali Edita Broglio, Genni Mucchi, Antonietta Raphael e Leonor Fini. Non manca la presenza delle sorelle Balla, Luce ed Elica, né di ritrattiste e paesaggiste che hanno segnato i cambiamenti stilistici dell’epoca. Il risultato è un percorso espositivo che alterna momenti biografici, confronti stilistici e letture di genere, con opere che vanno dal figurativo al moderno.
Prestiti e istituzioni coinvolte
La mostra è arricchita da prestiti importanti: istituzioni come il Quirinale, la Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, insieme a collezioni torinesi e milanesi, partecipano all’allestimento. Questo dialogo di archivi e musei consente di restituire sia la qualità delle singole opere sia il contesto istituzionale che ne ha favorito o ostacolato la circolazione.
Il corteggio maschile e i grandi maestri
All’interno del progetto trovano spazio anche le opere di quegli uomini che hanno avuto un rilievo nella formazione o nella carriera delle artiste: nomi come Angelo Inganni, Guglielmo Ciardi, Gabriele Mucchi e Mario Mafai affiancano le opere femminili per offrire punti di confronto. A impreziosire l’allestimento ci sono inoltre tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati, che contribuiscono a collocare le artiste nel più ampio orizzonte della modernità italiana.
Perché vale la pena visitarla
La mostra propone non solo una rassegna di opere, ma una riflessione su come cambiano i modi di apprendere, insegnare e riconoscere il talento. Visitare Le signore dell’arte significa attraversare biografie e contesti che spiegano perché certe scelte artistiche si sono imposte o sono rimaste ai margini. È un’occasione per vedere con occhi diversi opere spesso sottovalutate e per comprendere come la storia dell’arte italiana sia stata costruita anche grazie alle donne, che hanno saputo reinventarsi in epoche di profonde trasformazioni.



