Il Comune di Firenze ha annunciato una nuova misura per incentivare i proprietari di immobili a destinare le loro proprietà a residenti invece che a turisti. La decisione, presa dalla giunta della sindaca Sara Funaro, estende il rimborso dell’Imu anche alle zone A3 e A4, oltre alla già esistente zona A1 del centro storico.
Questa iniziativa mira a contrastare la scarsità di alloggi per i residenti, offrendo un risarcimento a chi decide di cessare l’attività di affitto turistico attraverso piattaforme come Airbnb.
Le nuove zone coinvolte e i requisiti
Le zone A3 e A4, individuate nei mesi scorsi, comprendono aree edificate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Qui, i proprietari che stipulano contratti residenziali possono beneficiare del rimborso dell’Imu versata nel 2026. Questo provvedimento si aggiunge a quello già in vigore dal 2026 nella zona A1, il centro storico di Firenze.
Per accedere al rimborso, i proprietari devono dimostrare di aver rinunciato agli affitti turistici e di aver destinato gli immobili a contratti di locazione residenziale. Questo incentivo è visto come un modo per favorire la convivenza tra residenti e turisti riducendo la pressione sul mercato immobiliare locale.
Le critiche e le incoerenze
Nonostante l’iniziativa, alcune critiche sono state mosse all’amministrazione comunale. In particolare, è stato evidenziato un apparente conflitto di interessi mentre il Comune vieta ai privati di affittare immobili a turisti, un’azienda pubblica, Montedomini, ha destinato una dozzina di appartamenti proprio a questo scopo.
La vicenda è emersa grazie al lavoro di inchiesta della stampa locale, che ha portato alla luce contratti di lunga durata e procedure meritevoli di approfondimento. Montedomini ha giustificato la scelta affermando che gli affitti turistici servivano a finanziare attività assistenziali per anziani e persone fragili.
Le implicazioni economiche
La decisione di Montedomini di utilizzare gli affitti turistici per finanziare servizi sociali solleva una questione importante: se gli appartamenti rendono di più sul mercato turistico, perché vietare ai privati di fare lo stesso? Questo doppio standard ha suscitato polemiche, con l’accusa all’amministrazione di applicare regole diverse a seconda del soggetto coinvolto.
In risposta alle critiche, il Comune ha annunciato che il regolamento verrà modificato per destinare gli immobili pubblici solo ad affitti calmierati. Tuttavia, questa soluzione potrebbe ridurre le entrate disponibili per le attività sociali, trasferendo il costo ai contribuenti.
Le sfide future
La scarsità abitativa a Firenze non è un problema nuovo. Le cause sono molteplici: difficoltà nel costruire e recuperare immobili, piani urbanistici complessi, vincoli burocratici e una tassazione che scoraggia la locazione. In questo contesto, il Comune ha scelto di puntare il dito contro gli affitti turistici, considerati una delle cause principali della crisi.
Tuttavia, la soluzione proposta potrebbe non essere sufficiente. Una dozzina di appartamenti non risolve l’emergenza abitativa, e le misure adottate finora sembrano più simboliche che concrete. La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra le esigenze dei residenti e quelle del mercato turistico, senza compromettere la sostenibilità economica delle iniziative sociali.



