Il documentario Shalom Italia firmato dalla regista Tamar Tal Anati ripercorre il percorso intrapreso da Emmanuel, Andrea e Reuven Anati per fuggire dai rastrellamenti nazisti nel 1943. Dopo mesi di nascondiglio in un bosco toscano, i tre fratelli, allora bambini, tornarono dopo settanta anni al villaggio di Villa a Sesta per rivisitare il luogo dove la comunità locale li aveva protetti.
Il ritorno di Emmanuel, Andrea e Reuven Anati a Villa a Sesta
Nel piccolo centro della Berardenga la famiglia Anati ha riscoperto il rifugio dei lecci, una minuscola costruzione di legno che aveva accolto otto persone durante l’inverno 1943-44. L’incontro con alcuni discendenti di chi aveva offerto aiuto ha riacceso la memoria collettiva, spingendo le autorità locali a creare il Sentiero della Memoria un itinerario che conduce i visitatori fino al punto esatto dove si verificò l’evento storico. Ogni anno, gli alunni delle quinte classi dell’Istituto Sarrocchi percorrono il cammino, trasformando la storia in esperienza educativa.
Studio tedesco e la ricostruzione del Sentiero della Memoria
La trasmissione tedesca del film ha suscitato l’interesse di una delegazione di studiosi provenienti da Berlino, Colonia, Brema e Hannover. Sotto la guida del professor Carlo Gentile dell’Università di Colonia – responsabile dell’Istituto Martin Buber per gli Studi Ebraici – il gruppo ha programmato una visita di ricerca nei luoghi della persecuzione nazista, includendo Villa a Sesta come tappa fondamentale.
Il percorso tra i lecci e il ricordo dei salvatori
Nel pomeriggio della visita, la delegazione si è riunita nella sala del Circolo ARCI di Villa a Sesta per la proiezione di Shalom Italia alla presenza della regista. Subito dopo, accompagnati dagli “Escursionisti della Berardenga” e dal professor Giovanni Bianchi hanno intrapreso la salita verso il punto dove sorgeva il rifugio. L’atmosfera è stata pervasa da un forte senso di commozione: il vento tra i lecci sembrava portare le voci di chi, nel 1943, aveva rischiato la vita per salvare otto anime.
Arrivati al luogo, Tamar Tal Anati e Alessandro Tadiello nipote di Archimede Secciani, hanno parlato brevemente, lasciando che il silenzio del bosco parlasse al posto delle parole. Il rientro al villaggio è stato accompagnato da una cena comunitaria: pasta al sugo, pollo arrosto con patate e, per i vegetariani, sformato di verdure preparato da volontari del circolo.
L’evento si è concluso con la partecipazione in video-chiamata di Emmanuel Anati antropologo di fama internazionale, che a 96 anni ha risposto alle domande dei ricercatori. Il suo messaggio ha ribadito che, sebbene non si possa cambiare il passato, ogni piccola azione guidata da cuore e ragione può contribuire a costruire un futuro più giusto – lo stesso spirito che aveva animato Archimede Secciani e Vasco Corti nel 1943.



