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Profumo Angeli di Firenze: commemorazione dell’alluvione del 1966

Firenze celebra i sessanta anni dell’alluvione con un profumo, un progetto di memoria collettiva e un volume documentario che raccoglie le testimonianze di chi ha vissuto l’emergenza.

Profumo Angeli di Firenze: commemorazione dell’alluvione del 1966

Il 4 novembre 1966 l’Arno straripò, invadendo il centro di Firenze con acque alte fino a cinque metri. La città, i suoi monumenti e i suoi archivi furono sepolti sotto seicentomila tonnellate di fango, mentre migliaia di volontari – soprannominati “Angeli del Fango” – si fecero carico della pulizia e del soccorso dei tesori culturali. Sessant’anni dopo, la memoria di quel disastro è ancora viva, alimentata da iniziative che uniscono arte, profumeria e narrazione collettiva.

Angeli di Firenze: il profumo in edizione limitata

L’Officina Profumo-Farmaceutica di santa maria Novella ha creato Angeli di Firenze, un eau de parfum dedicato ai giovani volontari che nel 1966 salvarono libri, dipinti e documenti. La fragranza è una sinfonia floreale-acquatica-verde che parte da bergamotto e limone, passa per un cuore di gelsomino, ylang-ylang, melone e rosa, e si chiude su vaniglia, muschio e legno di cashmere. Tra le note emergono sfumature minerali che richiamano il “marmo bagnato” restaurato dopo la piena, simbolo della rinascita della città.

Design della confezione e simbolismo

La scatola unisce carta d’arte, tela grezza da pittura e cornici in legno, evocando le opere e i documenti restituiti alla luce dopo l’alluvione. L’illustrazione rappresenta gli “Angeli” avvolti in una luce soffusa, con nuvole disegnate secondo le vorticosità dell’Arno in piena. Questo packaging diventa così un oggetto commemorativo che collega olfatto e storia, offrendo a chi lo indossa un viaggio sensoriale nella Firenze di allora e di oggi.

“Ri-emergere 1966-2026”: la memoria diventa progetto partecipativo

L’Archivio di Stato di Firenze, con il sostegno della Fondazione CR Firenze, ha lanciato l’iniziativa “Ri-emergere 1966-2026”. Una serie di eventi, che si protrarranno fino a febbraio 2027, invita i cittadini a condividere ricordi, foto e video attraverso la call “Firenze, 4 novembre 1966: la città racconta l’alluvione”. Circa 800 persone hanno inviato testimonianze, che sono state trasformate in laboratori artistici gestiti da Studio Azzurro e Company Blu. I risultati sono convergenti in un’opera collettiva intitolata “Non saprei nulla se”, che intreccia voci, suoni e immagini, costituendo un bene comune di valore civico.

Mostra inaugurata il 4 novembre

Il giorno dell’anniversario, la mostra «Ri-emergere. 1966-2026. L’alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro» ha aperto le porte al pubblico. Il percorso espone documenti inediti, fotografie d’epoca, infografiche e installazioni data-driven che mostrano la catena di soccorsi nazionali e internazionali, la nascita del restauro moderno e le tecniche attuali di conservazione. Parallelamente, l’Archivio ha dotato il proprio laboratorio di nuove attrezzature, rendendolo più accessibile alla cittadinanza e consolidando il ruolo di presidio scientifico per la tutela del patrimonio.

Libro celebrativo e il lavoro di restauro a lungo termine

La Nazione distribuisce, in occasione del 60° anniversario, un volume di 292 pagine dal grande formato dedicato all’alluvione. Il libro raccoglie interviste a dirigenti della Soprintendenza, delle Gallerie degli Uffizi, della Biblioteca Nazionale, dell’Opificio delle Pietre Dure e di altre istituzioni coinvolte nel soccorso. Grazie a centinaia di foto, sia in bianco e nero sia a colori, il volume ricostruisce l’entità del danno: più di 14 000 opere d’arte furono colpite, tra cui il Cristo di Cimabue, le tavole di Coppo di Marcovaldo e innumerevoli manoscritti custoditi a Palazzo Strozzi.

Restauri ancora in corso

Nonostante gli sforzi di tre decenni, parte del patrimonio rimane in fase di recupero. Il 90 % dei volumi della Biblioteca di Palazzo Strozzi fu sommerso, la Camera di Commercio perse archivi vitali e l’Opificio delle Pietre Dure trasformò la crisi in una rivoluzione metodologica, sperimentando nuove tecniche di consolidamento. Il progetto di riordino archivistico, avviato nel 2023, è ancora in corso e promette di garantire una conservazione più resiliente di fronte a future emergenze ambientali.

Queste tre iniziative – il profumo Angeli di Firenze, il progetto “Ri-emergere” e il volume documentario – testimoniano come la città utilizzi arte, scienza e partecipazione civica per tenere viva la memoria dell’alluvione. Il ricordo dei “Angeli del Fango” non è più solo una pagina storica, ma un punto di partenza per una cultura della prevenzione e della cura del patrimonio, capace di parlare alle nuove generazioni e di trasformare una tragedia in un’opportunità di crescita collettiva.

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