La procura di Prato ha disposto l’avviso di conclusione indagini a carico di nove persone nell’ambito dell’incidente avvenuto al deposito Eni di Calenzano, in cui il 9 dicembre 2026 persero la vita cinque lavoratori e altre 27 persone rimasero ferite. Tra gli indagati figurano sette dipendenti di Eni e due operatori dell’appaltatrice Sergen srl, destinatari di contestazioni per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose. L’atto di chiusura segna una fase importante dell’iter giudiziario e anticipa il possibile avvio di fasi successive del procedimento penale.
Le risultanze tecniche raccolte durante l’incidente probatorio, svolto dal marzo 2026 allo scorso aprile, hanno fornito elementi ritenuti centrali dagli inquirenti. I periti hanno ricostruito modalità operative e sequenze di lavoro che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero determinato condizioni di rischio non adeguatamente mitigate. In questa fase viene inoltre chiarita la distinzione tra responsabilità penali individuali e la valutazione formale del modello organizzativo adottato dall’azienda, quest’ultima risultata regolare agli atti.
Le imputazioni e i soggetti coinvolti
Gli indagati sono accusati di reati che nel linguaggio giuridico richiamano la negligenza grave nelle attività industriali: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Sette di loro erano dipendenti diretti di Eni, mentre due appartenevano alla ditta appaltatrice Sergen srl. Le notifiche formali chiudono il primo ciclo istruttorio e consentono alla procura di formalizzare l’ipotesi che le decisioni operative e la gestione dei lavori sul piazzale abbiano avuto un ruolo determinante nella catena di eventi che ha portato alla tragedia.
Dettagli sulle accuse
Le contestazioni si basano sulle ricostruzioni tecniche emerse durante l’istruttoria: si sostiene che fossero in corso contemporaneamente due operazioni non compatibili, cioè il rifornimento alle pensiline e l’intervento di conversione di una linea di carburante. Gli inquirenti ritengono che questa concomitanza abbia creato condizioni favorevoli all’innesco dell’esplosione. Nel quadro probatorio vengono esaminate responsabilità operative, supervisione dei turni e procedure di sicurezza, elementi chiave per determinare eventuali negligenze punibili ai sensi del codice penale.
L’incidente probatorio e le conferme tecniche
Il procedimento di accertamento tecnico-amministrativo ha visto periti nominati valutare misure, sequenze e documentazione aziendale. Secondo quanto riferito dagli investigatori, le analisi hanno sostanzialmente confermato le ipotesi iniziali: la presenza simultanea di attività incompatibili è risultata un fattore scatenante. La procura ha inoltre evidenziato che, se fosse stata effettuata un’adeguata analisi dei rischi e un controllo più stringente delle condizioni operative, l’evento avrebbe potuto essere considerato prevedibile e, forse, evitato.
Attività svolte e criticità emerse
I tecnici hanno concentrato la loro attenzione su due operazioni: il rifornimento della clientela alle pensiline e il lavoro di adattamento di una vecchia linea per trasformarla in una condotta destinata all’olio vegetale idrotrattato. Le procedure di cantiere, la gestione degli apprestamenti e le distanze di sicurezza sono state esaminate punto per punto. In questa fase è emersa la rilevanza della coordinazione tra squadre operative e del rispetto delle prescrizioni tecniche, mancata secondo l’ipotesi accusatoria, che avrebbe ridotto la probabilità dell’incidente.
Altri filoni di indagine e valutazioni organizzative
Parallelamente all’istruttoria principale prosegue un secondo filone investigativo incentrato sul presunto sversamento di idrocarburi nel fosso Tomerello, oggetto di accertamenti ambientali. Al contrario, gli inquirenti hanno escluso la sussistenza di illecito amministrativo a carico di Eni, ritenendo che il modello organizzativo formalmente adottato dall’azienda fosse conforme agli obblighi normativi. Tale valutazione non esclude però eventuali responsabilità individuali emerse dall’esame operativo e dalle decisioni assunte in fase esecutiva.
La notifica di chiusura indagini rappresenta un passaggio che chiarisce le contestazioni ma non chiude il dibattito giudiziario: la vicenda proseguirà con le attività difensive e, se deciderà il pubblico ministero, con l’eventuale rinvio a giudizio. Nel frattempo, il bilancio umano e le richieste di approfondimento tecnico restano al centro dell’attenzione pubblica, mentre le famiglie delle vittime e gli operatori del settore attendono la definizione delle responsabilità e le eventuali misure di prevenzione atte a evitare il ripetersi di eventi analoghi.



