9 Giugno 2026 ☀ 29°

Finto maresciallo e perito in azione: recuperati 15.000 euro in gioielli a Nozzano

Un intervento in borghese ha fermato due presunti truffatori responsabili della tecnica del "finto maresciallo": recuperati monili d'oro per 15.000 euro e due persone sono state portate in carcere a Lucca.

Finto maresciallo e perito in azione: recuperati 15.000 euro in gioielli a Nozzano

Un’operazione dei Carabinieri di Lucca ha interrotto una truffa messa in atto con la classica tecnica del finto maresciallo, che aveva fruttato ai presunti autori gioielli per un valore stimato di 15.000 euro. L’intervento, concretizzatosi grazie a un controllo in abiti civili, si è concluso con l’arresto di due uomini residenti in provincia di Napoli, entrambi con precedenti di polizia.

Il monitoraggio e la dinamica dell’arresto

Gli investigatori della Sezione Operativa della Compagnia di Lucca stavano svolgendo un servizio di monitoraggio nei pressi della stazione ferroviaria quando hanno notato un’utilitaria sospetta, noleggiata a Napoli. Dopo aver riscontrato elementi che destavano sospetto, i militari hanno deciso di seguire il veicolo in abiti civili, mantenendo una distanza tale da non essere riconosciuti come forze dell’ordine. Il pedinamento ha portato la vettura fino alla frazione di Nozzano, dove uno dei due occupanti è sceso ed è entrato in una corte per qualche minuto.

Intervento in flagranza

Al ritorno verso l’auto il giovane indossava uno zaino e i militari hanno ritenuto opportuno intervenire. Bloccata la corsa del veicolo, il conducente è rimasto fermo mentre il passeggero ha tentato la fuga a piedi lanciando lo zaino in un fosso e cercando rifugio in un’area boschiva. I carabinieri lo hanno raggiunto e bloccato; all’interno dello zaino sono stati trovati numerosi monili in oro stimati circa 15.000 euro.

La tecnica della truffa e la vittima

Le successive indagini sul luogo hanno consentito di ricostruire la modalità con cui i due avrebbero ottenuto i preziosi. I sospetti avrebbero contattato telefonicamente una donna di 58 anni presentandosi come militari e affermando che con la carta d’identità del marito era stata noleggiata un’auto utilizzata per una rapina. Con questa narrazione, volta a instillare paura e senso di urgenza, la vittima è stata indotta a mandare il coniuge alla stazione dei Carabinieri, restando sola e sotto il controllo telefonico dei truffatori.

Il ruolo del presunto ‘perito’

In seguito, con la scusa di dover verificare l’autenticità dei gioielli che la donna aveva in casa per escludere che facessero parte del bottino della rapina, è stato inviato un uomo che si è spacciato come perito del Tribunale. Il falso perito è così riuscito a ritirare i monili, promettendo di restituirli dopo le verifiche necessarie: una promessa che faceva parte del raggiro e che ha consentito ai sospetti di allontanarsi con il bottino.

Conseguenze procedurali e avvertimenti

Dopo l’arresto in flagranza, i due uomini sono stati trasferiti nel carcere di Lucca e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per il reato di truffa aggravata in concorso. Le forze dell’ordine ricordano che gli indiziati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva, ma sottolineano l’importanza della pronta azione investigativa che ha permesso il recupero dei preziosi e l’arresto dei sospetti.

Consigli per evitare raggiri simili

Gli episodi di questo tipo spesso si basano su pressione psicologica e sulla fretta indotta dalla narrazione dei truffatori. Per tutelarsi è fondamentale non fornire informazioni sensibili al telefono, verificare l’identità dei chiamanti contattando direttamente le istituzioni indicate e non far rientrare estranei in casa senza opportune verifiche. Se si nutre il minimo dubbio, è consigliabile interrompere la comunicazione e rivolgersi subito alle forze dell’ordine.

Impatto locale e ricostruzione dei fatti

Nel contesto di Nozzano e dell’area di Lucca, l’episodio ha richiamato l’attenzione sulla persistenza di truffe telefoniche che sfruttano ruoli istituzionali come quello dei Carabinieri per legittimare richieste fraudolente. L’efficacia dell’operazione dimostra come il lavoro di pattugliamento, combinato a controlli mirati su veicoli e movimenti sospetti, possa interrompere azioni criminali in corso e restituire beni alle vittime.

Il valore del recupero

Il recupero dei monili, stimati intorno a 15.000 euro, rappresenta non solo un risultato materiale per la vittima, ma anche un deterrente verso chi pianifica raggiri simili. Le autorità proseguono le indagini per chiarire ruoli e responsabilità e per verificare l’eventuale coinvolgimento dei due arrestati in episodi analoghi.

La vicenda ribadisce l’importanza della prudenza nelle comunicazioni telefoniche e dell’immediata segnalazione di situazioni sospette alle forze dell’ordine. Il caso si è chiuso con l’arresto in flagranza e con il sequestro dei beni, ma lascia una scia di attenzione sul territorio e nelle comunità locali.

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