9 Giugno 2026 ☀ 29°

Lavoratori in piazza a Scandicci per dire no ai 54 licenziamenti McQueen

Stamani a Scandicci i lavoratori del gruppo Kering hanno marciato verso la sede del gruppo per chiedere il ritiro dei licenziamenti e maggiori garanzie sul futuro occupazionale

Lavoratori in piazza a Scandicci per dire no ai 54 licenziamenti McQueen

La mattina del 20 maggio 2026 le strade di Scandicci sono state teatro di una manifestazione che ha richiamato l’attenzione sul futuro dei dipendenti del gruppo Kering. La protesta è nata in seguito all’annuncio di 54 esuberi relativi al marchio Alexander McQueen, ma interessa lavoratori impiegati in più brand centrali per il comparto moda e lusso. Fonti locali riportano numeri variabili di partecipanti: alcune parlano di circa seicento persone, altre di quasi un migliaio, a testimonianza dell’ampiezza della mobilitazione.

Perché è scoppiata la protesta

La vertenza si inserisce in un contesto più ampio legato al piano strategico del gruppo, presentato agli investitori nei mesi scorsi e noto come RekonKering. I sindacati denunciano che molte decisioni sono state prese a porte chiuse e chiedono che il piano sia illustrato anche alle rappresentanze dei lavoratori e alle istituzioni locali. Tra le realtà coinvolte figurano marchi come Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Ginori 1735, Brioni oltre a strutture operative del gruppo, segnalando un impatto che supera il singolo marchio interessato dai 54 esuberi.

Le richieste sindacali

Le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec hanno proclamato lo sciopero e chiesto il ritiro immediato dei licenziamenti, sollecitando l’attivazione di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili e la ricerca di soluzioni alternative agli esuberi. I sindacati hanno inoltre chiesto un confronto preventivo e di gruppo, affermando che la crisi non può essere scaricata sulle persone e che è necessario un percorso che tuteli competenze e produzione artigianale.

Il corteo e la partecipazione

La manifestazione è partita dalla sede di Gucci e si è snodata fino a piazza della Resistenza, davanti al palazzo che ospita i manager del gruppo. Striscioni, bandiere e cori hanno scandito il percorso, con cartelli recanti slogan come I lavoratori non sono accessori e Siamo tutti Alexander McQueen. Alla mobilitazione hanno preso parte anche rappresentanti istituzionali locali, tra cui la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, il sindaco di San Casciano in Val di Pesa Roberto Ciappi e l’assessore al Lavoro del Comune di Firenze Dario Danti, a testimonianza del peso territoriale della vicenda.

Atmosfera e messaggi

L’azione sindacale ha puntato a mettere in luce non solo il numero degli esuberi, ma anche la necessità di rispetto per le professionalità impiegate nella filiera del lusso. Il presidio in piazza della Resistenza ha voluto essere un segnale per ottenere certezze sul futuro occupazionale e per chiedere che il dialogo sia messo al centro della gestione delle ristrutturazioni industriali.

Posizioni ufficiali e prossimi passi

Il Comune di Firenze, tramite l’assessore Dario Danti, ha sottolineato che il territorio richiede risposte concrete e che il governo dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo nel favorire il confronto. Danti ha ricordato che per alcuni lavoratori scatta a fine mese l’incertezza sul loro futuro e che è necessario costruire le condizioni per un dialogo efficace tra parti sociali e istituzioni. La richiesta è di tutele immediate e di un approccio condiviso alla gestione della crisi del settore.

La reazione di Kering

Il gruppo Kering ha diffuso una nota per spiegare che la procedura di riduzione del personale relativa a Alexander McQueen era stata avviata prima della presentazione del piano di gruppo e che si tratta di una scelta coerente con il nuovo modello operativo della maison. L’azienda definisce la decisione come non ulteriormente procrastinabile e afferma l’impegno a mantenere un dialogo costruttivo con le rappresentanze sindacali. È stato annunciato che il prossimo incontro con i sindacati è previsto per l’inizio di giugno, quando potrebbe essere fatto un punto più chiaro sul costo sociale del piano.

Nel comunicato Kering ha ribadito la volontà di continuare a sostenere un Made in Italy di qualità, privilegiando le eccellenze artigianali e manifatturiere italiane, e ha assicurato che ogni scelta sarà coerente con l’obiettivo di riportare il business a una redditività sostenibile. Intanto i sindacati mantengono la mobilitazione e chiedono risposte concrete per evitare ricadute sociali sul territorio coinvolto.

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