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A Firenze tre presìdi contro la passeggiata identitaria di Roberto Vannacci

A Gavinana tre mobilitazioni hanno risposto alla passeggiata identitaria convocata da Roberto Vannacci: dal presidio davanti al memoriale delle deportazioni al corteo del Cpa fino alla contromanifestazione dell'Anpi, con dichiarazioni nette di sindaci e organizzazioni

A Firenze tre presìdi contro la passeggiata identitaria di Roberto Vannacci

La mattina e il pomeriggio del 19 giugno 2026 Gavinana, quartiere di Firenze, sono stati teatro di una serie di mobilitazioni che hanno risposto alla passeggiata identitaria indetta da Roberto Vannacci e dal movimento Futuro Nazionale. Quella che era stata presentata come una passeggiata per denunciare presunti problemi di sicurezza e degrado ha suscitato reazioni immediate da parte di forze civiche, associazioni antifasciste e amministratori locali.

Presìdi davanti al memoriale e coinvolgimento delle associazioni

La mattinata si è aperta con il presidio denominato “Suona la Martinella, Firenze si ribella”organizzato da Arci, Anpi, Aned e Cgil, davanti al Memoriale delle deportazioni. L’iniziativa è stata pensata come richiamo alla storia del quartiere e alla tutela della memoria, in prossimità di monumenti che ricordano le vittime delle stragi naziste. Presenti rappresentanti istituzionali locali, tra cui la sindaca Sara Funaro, che ha ribadito che Firenze non accetta messaggi d’odio e ha invitato a una maggiore attenzione nel linguaggio pubblico.

Alle 18 si è tenuto un altro presidio promosso dalle sezioni locali dell’Anpi in piazza Cardinale Elia Dalla Costa, con striscioni recanti slogan come “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine” e la partecipazione di un centinaio di persone davanti al Monumento ai caduti di Pian d’Albero, dove sono incisi i nomi delle vittime dell’eccidio del 20 giugno 1944.

Il corteo del Cpa e la grande manifestazione antifascista

In risposta all’appuntamento di Futuro Nazionale il Cpa Firenze Sud ha convocato un corteo serale con partenza da largo Pietro Boscoli alle 18:30 e un percorso che ha attraversato le vie del quartiere per concludersi al centro sociale. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo era prendere l’agibilità di uno spazio politico che vanta oltre quattro decenni di presenza nel territorio e riaffermare valori legati all’antifascismo.

Davide Pinelli, portavoce del Cpa, ha definito la presenza di Vannacci una provocazione e ha respinto l’idea che il corteo avesse come intento la contrapposizione fisica: per Pinelli, la legittimazione del Cpa deriva dall’attività storica nel quartiere e non dalla volontà di «dare visibilità» a personaggi controversi, lamentando piuttosto il ruolo dei media nell’amplificare certe figure pubbliche.

Partecipazione e numeri

Le due anime della giornata si sono presentate con dimensioni differenti: la manifestazione antifascista ha raccolto migliaia di persone secondo gli organizzatori, mentre la passeggiata di Futuro Nazionale è stata partecipata da alcune centinaia di sostenitori, con stime variabili. A guidare la compagine di Futuro Nazionale c’era Roberto Vannacci, affiancato da esponenti politici come Edoardo Ziello, Laura Ravetto e Massimiliano Simoni, oltre ad altri aderenti e militanti.

La passeggiata identitaria di Vannacci e le accuse contro il Cpa

La passeggiata identitaria convocata da Vannacci si è svolta in un clima di forte sorveglianza: polizia e carabinieri hanno vigilato per tenere separate le due manifestazioni. I partecipanti a quella iniziativa hanno sfilato indossando pettorine del movimento, esibendo tricolori e slogan sul tema della cosiddetta remigrazione e chiedendo lo sgombero del centro sociale, descritto come presidio di illegalità.

Nel corso dell’intervento Vannacci ha evocato temi di insicurezza urbana e disagio sociale, definendosi come parte di una comunità che non intende «mollare». Ha citato precedenti mozioni consiliari e dichiarazioni di amministratori per sostenere la sua richiesta di interventi sul Cpa, aprendo un dibattito politico che ha toccato anche esponenti del centrodestra e del centrosinistra.

Reazioni e contrapposizioni

La giornata ha evidenziato tensioni sociali e simboliche: da un lato chi ha voluto ribadire la centralità della memoria partigiana e il rifiuto di messaggi di intolleranza; dall’altro chi ha puntato il dito sul presunto degrado del quartiere e sulla necessità di interventi di sicurezza. Le diverse mobilitazioni hanno mantenuto un ordine pubblico controllato grazie alla presenza delle forze dell’ordine, evitando scontri aperti ma lasciando sul terreno un dibattito acceso nelle istituzioni cittadine.

Nel complesso, la mobilitazione di Gavinana è stata un esempio di come luoghi carichi di memoria storica possano diventare teatro di contendere narrativi e di come la presenza fisica nelle piazze rimanga uno strumento privilegiato per esprimere dissenso e riaffermare valori civili.

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