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Autovelox 2026: omologazione, taratura e controlli

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha introdotto nuove regole per autovelox: omologazione obbligatoria, taratura annuale e controlli più severi

Autovelox 2026: omologazione, taratura e controlli

Dal 12 luglio 2026, il panorama delle multe per eccesso di velocità in Italia è cambiato radicalmente. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha infatti introdotto un nuovo decreto che rivoluziona il sistema degli autovelox ponendo fine a decenni di incertezze e ricorsi.

L’obiettivo del provvedimento è chiaro: garantire che le multe siano basate su rilevazioni tecnicamente inoppugnabili, mettendo fine a una lunga stagione di contestazioni che aveva fatto sembrare molte sanzioni una vera e propria tassa occulta.

La differenza tra approvazione e omologazione

Il punto centrale del nuovo decreto MIT riguarda la distinzione tra approvazione e omologazione. Una differenza che, per anni, è stata spesso ignorata. Il Codice della strada del 1992 richiedeva dispositivi omologati, ma molti apparecchi hanno continuato a funzionare con semplici approvazioni tecniche.

La Cassazione ha più volte ribadito che le due procedure non coincidono. Ora, il nuovo decreto entra nel dettaglio, stabilendo che per fare multe valide, i dispositivi devono passare un vero percorso di omologazione con requisiti precisi e verificabili.

Tra i requisiti fissati dal decreto, ci sono soglie minime di accuratezza: almeno il 90% di rilevamento dei veicoli, il 95% di corretta associazione tra velocità e mezzo, e il 95% nel riconoscimento delle targhe e nell’acquisizione delle immagini. Inoltre, i volti dei conducenti dovranno essere oscurati automaticamente e i dati protetti con crittografia.

Ogni apparecchio dovrà inoltre avere una taratura annuale. Se non la supera, va spento.

Quanti autovelox restano attivi e come verificare la regolarità

Con l’entrata in vigore del decreto, secondo le stime, risultano regolari circa 3.150 autovelox in tutta Italia. Altri 850 dispositivi sono stati disattivati subito perché non in linea con i nuovi requisiti. In sostanza, si è fermato quasi il 20% della rete esistente.

Restano in funzione i 25 modelli prototipo indicati nell’Allegato B del decreto e gli apparecchi approvati dal Ministero dopo il giugno 2017, che ottengono l’omologazione automatica. Per quelli precedenti, invece, serve una verifica tecnica e documentale.

Per chi riceve un verbale, il primo controllo è piuttosto semplice: nella multa devono comparire gli estremi del decreto di omologazione. Se non ci sono, è già un punto da verificare. Il secondo passaggio riguarda il censimento nazionale sul sito del MIT, dove si può controllare per marca, modello e comune se il dispositivo è censito.

Ricorsi e vecchie sanzioni

Il nuovo quadro normativo non rende i verbali intoccabili. Anzi, li lega a una serie di passaggi che il cittadino può controllare. Con una richiesta formale al Comune si può verificare se la taratura fosse ancora valida, se esista il verbale di funzionalità, se il modello usato corrisponda davvero a quello omologato.

Basta che manchi anche uno solo di questi documenti per rendere la sanzione contestabile. Le strade restano due: ricorso al Prefetto entro 60 giorni oppure ricorso al Giudice di pace entro 30 giorni.

Il decreto non ha effetto retroattivo: le multe per infrazioni commesse prima del 12 luglio 2026 non vengono cancellate né sanate automaticamente. Per quei verbali continueranno quindi a valere il quadro precedente e l’orientamento della Cassazione, che già in passato aveva giudicato nulle le multe fatte con apparecchi approvati ma non omologati.

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