Il presidente del Biodistretto di San Gimignano, Marco Arduini, ha deciso di rispondere alle critiche sollevate dall’opposizione durante il Consiglio comunale del 20 luglio 2026. Al centro del dibattito, l’adesione del Comune al progetto del Distretto biologico della Valdelsa un’iniziativa che coinvolge nove Comuni delle province di Siena e Firenze: Casole d’Elsa, Castelfiorentino, Certaldo, Colle di Val d’Elsa, Gambassi Terme, Montaione, Montespertoli, Poggibonsi e San Gimignano.
L’associazione Biodistretto di San Gimignano, capofila del progetto, ha come obiettivo principale l’aumento delle superfici biologiche e la creazione di una strategia territoriale che colleghi agricolturaeconomiaambiente e turismo. Questo Distretto rappresenta un vero e proprio patto territoriale dove agricoltura biologica, economia locale e partecipazione delle comunità procedono insieme.
Un progetto nato dal basso
Arduini sottolinea che, pur avendo ricevuto un impulso istituzionale, il progetto nasce dal basso, dalle aziende agricole biologiche e dai loro sostenitori. Il percorso si è sviluppato attraverso numerosi incontri con sindaci e assessori, assemblee pubbliche e momenti di confronto con cittadini e associazioni di categoria. “Il ruolo decisionale prevalente deve rimanere nelle mani degli agricoltori”, afferma Arduini.
Negli altri otto Comuni coinvolti, il progetto ha ottenuto un consenso unanime tra maggioranza e opposizione, nella consapevolezza dell’utilità pubblica di favorire una gestione ecologica del territorio, diffondere l’agricoltura biologica e promuovere il consumo di alimenti sani, biologici e locali. A San Gimignano, invece, i quattro consiglieri di opposizione si sono astenuti.
Le critiche dell’opposizione e le risposte del Biodistretto
Tra le osservazioni avanzate vi sono state anche critiche relative ai mercati. Secondo il Biodistretto, questi temi non riguardano direttamente l’adesione al Distretto biologico della Valdelsa. “La vendita diretta nelle piazze costituisce infatti una possibilità fondamentale per gli agricoltori e per la sopravvivenza delle piccole aziende agricole”, spiega Arduini.
Nei mercati locali è presente una quota di piccoli artigiani, selezionati tra realtà legate alla ruralità, all’ecologia e a un artigianato tradizionale che rischia progressivamente di scomparire. Inoltre, è stato contestato il contributo di 2.000 euro previsto per l’avvio del Distretto. “Riteniamo invece legittimo che un Comune possa sostenere, anche economicamente, un settore in grave difficoltà come quello agricolo, soprattutto quando l’investimento produce benefici ambientali e sociali per l’intera comunità”, aggiunge Arduini.
I vantaggi del Distretto biologico
Il Distretto biologico della Valdelsa può diventare un progetto economico, ecologico e sociale concreto, capace di rendere conveniente produrre biologico, proteggere il territorio e fare della qualità ambientale uno dei principali elementi distintivi della Valdelsa. “È su questi obiettivi che riteniamo necessario concentrare il confronto, superando polemiche che rischiano di distogliere l’attenzione dalle difficoltà reali dell’agricoltura di piccola scala, di qualità e profondamente legata alle tradizioni dei nostri territori”, conclude Arduini.



