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Emigrazione italiana in America: la mostra che racconta i pugili che cercarono gloria e riscatto

Una mostra a Villa Argentina a Viareggio racconta la storia degli emigranti italiani che cercarono riscatto attraverso il pugilato in America

Emigrazione italiana in America: la mostra che racconta i pugili che cercarono gloria e riscatto

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, migliaia di italiani lasciarono la loro terra in cerca di fortuna. Alcuni di loro trovarono un modo unico per cercare il riscatto sociale: il pugilato. La mostra Fortissimi. Emigranti sul ring: un secolo di battaglie in Americaallestita a Villa Argentina a Viareggio fino al 2 agosto, racconta questa storia attraverso immagini, documenti e filmati d’epoca.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Paolo Cresci in collaborazione con la Provincia di Lucca e il Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca. È a ingresso libero e fa parte del festival I Musei del Sorrisoorganizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

I pugili che cercarono riscatto

I Fortissimi erano emigranti che scelsero di prendere il mondo in mano contando solo sulla forza delle braccia. Alcuni diventarono famosi, come Primo Carnera e Leone Jacovaccialtri rimasero sconosciuti. Tutti salirono orgogliosamente sul quadrato cercando lassù un riscatto sociale, la gloria e una fortuna che li ha spesso ignorati.

Attraverso immagini e documenti originali, la mostra ripercorre questo duro cammino. Oltre 20 le storie che saranno narrate, comprese le vicende dei pugili lucchesi Gino Buonvino e Simone Chelli di Coreglia Antelminelli, nel volume di Massimo Cutòcon i contributi di Pietro Luigi BiagioniGianfranco Vangolli e la prefazione di Maddalena Tirabassi.

Le storie dei pugili

La mostra interessa il piano terra di Villa Argentina, dove è allestita anche una sala di proiezione di filmati d’epoca sul tema, con pannelli, gigantografie e oggetti che raccontano le loro storie, provenienti principalmente dalla collezione di Massimo Cutò e della Pugilistica Lucchesepresieduta da Maurizio Barsotti.

Tra i protagonisti della mostra c’è Enrico Bertolanato a Carrara nel 1922, che vinse il titolo italiano dei mediomassimi e passò professionista, attraversando l’oceano. La sua storia è solo una delle tante che raccontano di emigranti che cercarono fortuna attraverso il pugilato.

Il grande esodo degli italiani

Nel 1861 l’Italia unita contava 26 milioni di abitanti. Nel secolo successivo, altrettanti sarebbero andati via inseguendo la fortuna: nel 1910 New York era la quarta città italiana per numero di abitanti dietro Napoli, Roma e Milano. Questi temerari sono stati osteggiati e vilipesi, vittime dei pregiudizi, ghettizzati in quartieri miserabili.

La maggioranza degli emigranti era di sesso maschile e in età attiva. A cavallo tra Ottocento e Novecento e fino agli anni Trenta ha prevalso il flusso transoceanico, cedendo il passo a quello europeo solo nel secondo Dopoguerra. In cento anni sono sbarcati negli Usa 5,7 milioni di persone, 3 milioni in Argentina, 1,5 milioni in Brasile.

La paga era bassa, l’avvenire un’incognita. Uno solo l’imperativo: tirar su i soldi da spedire a casa. La via più semplice era salire sul quadrato. Nella moltitudine indistinta dei senza gloria, alcuni diventarono qualcuno.

I protagonisti della mostra

Primo Carnerafriulano di Sequals, classe 1906, emigrò in Francia dove lavorò come muratore e attrazione in un circo. Il suo strapotere fisico lo portò sul ring a Parigi, in Germania e Inghilterra. Poi il grande salto nel ’29, lo sbarco in America. Lì raggiunse la celebrità diventando il primo italiano campione del mondo nella boxe.

Leone Jacovaccinato in Africa nel 1902, è stato pugile e lottatore. Un italiano mulatto: il padre ingegnere romano emigrato in Congo per lavoro, la madre figlia di un capo tribù. Girò il mondo finché gli fu riconosciuta la cittadinanza. Nel 1928 conquistò il titolo europeo dei medi nello Stadio nazionale del fascismo, davanti a 40mila spettatori, battendo il milanese Bosisio.

Bruno Sammartinosconosciuto in Italia, era un mito negli Stati Uniti. L’idolo delle minoranze. Nato nel 1935 a Pizzoferrato, paese dell’entroterra abruzzese, ultimo di sette fratelli partito quindicenne con la nave da Napoli come emigrante in Pennsylvania, è diventato il campionissimo della lotta.

Nino Benvenutinato nel 1938 a Isola d’Istria, è stato pugile, attore, commentatore sportivo, giornalista e scrittore. Ha vissuto il dramma della sua terra passata nel Dopoguerra alla Jugoslavia: esule a Trieste, s’è portato dentro l’incubo della repressione titina. L’ascesa nella boxe è stata l’orgoglio e la rivincita.

La mostra Fortissimi. Emigranti sul ring: un secolo di battaglie in America è un viaggio nel tempo affascinante che consiglio a tutti di percorrere.

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