Firenze, con il suo ricco patrimonio storico e artistico, continua a stupire i visitatori con le sue buchette del vino. Queste piccole aperture nelle facciate dei palazzi del centro storico, un tempo utilizzate per la vendita diretta del vino, sono oggi un’attrazione turistica imperdibile.
Le buchette del vino, un fenomeno unico nel suo genere risalgono al Cinquecento quando il granduca Francesco I de’ Medici autorizzò le famiglie nobiliari a vendere direttamente il vino prodotto nelle proprie tenute. Queste aperture, generalmente a forma di arco, permettevano di comunicare direttamente con la strada, evitando intermediari.
La riscoperta delle buchette del vino
Nel corso del Novecento, molte buchette vennero chiuse o utilizzate per altri scopi, come cassette per la posta o per l’elemosina. Alcune rimasero semplicemente nascoste o dimenticate. Tuttavia, negli ultimi anni, queste antiche finestrelle hanno conosciuto una nuova vita.
Durante la pandemia, le buchette sono state riaperte per permettere la vendita di bevande e prodotti alimentari riducendo il contatto tra clienti e gestori. Da allora, sono diventate sempre più visibili nel centro di Firenze e sui social media, grazie anche alla popolarità del programma della CNN Searching for Italy nel quale l’attore statunitense Stanley Tucci ha presentato queste particolari aperture.
Le buchette oggi: un’attrazione turistica
Oggi, le buchette del vino sono collegate ad attività commerciali già esistenti, come bar, ristoranti e gelaterie. Queste attività utilizzano le buchette per attrarre più turisti, offrendo la possibilità di ordinare dalla strada e consumare all’esterno. A volte, per richiamare l’attenzione dei baristi, si può suonare una campanella appesa dentro o appena fuori dalla buchetta.
Tuttavia, il consumo di alcolici in strada è vietato dopo le 21, quando le buchette vengono chiuse. Questo regolamento è stato introdotto per mantenere l’ordine e il decoro nel centro storico di Firenze.
La storia delle buchette del vino
Le buchette del vino comparvero a Firenze nel Cinquecento come un modo per vendere direttamente il vino prodotto nelle tenute nobiliari. Queste aperture permettevano di evitare intermediari e di comunicare direttamente con la strada. Le buchette erano generalmente a forma di arco e avevano dimensioni sufficienti a far passare un fiasco di vino.
Questa pratica rimase in uso per secoli e cominciò a scomparire nel Novecento. Tuttavia, negli ultimi anni, le buchette hanno conosciuto una nuova vita, diventando un’attrazione turistica imperdibile. Una delle storie più diffuse sulle buchette vuole che fossero utilizzate anche per lasciare cibo e vino alle persone più povere. Tuttavia, non ci sono testimonianze scritte sufficienti per confermare questa ricostruzione.
È invece documentato il loro utilizzo durante l’epidemia di peste che colpì gran parte dell’Italia settentrionale tra il 1629 e il 1631. Una relazione del Consiglio di Stato del 1634 testimonia infatti l’uso delle aperture per vendere vino e altri prodotti evitando il contatto diretto tra le persone.
Il successo delle buchette del vino
Il successo delle buchette del vino si inserisce in un fenomeno più ampio che riguarda molte città d’arte italiane: il tentativo di raccontare i centri storici come luoghi rimasti sospesi in un passato idealizzato. In questa rappresentazione della città, pensata soprattutto per chi arriva da fuori, tradizioni, mestieri e abitudini diventano attrazioni turistiche evocative e perfette da fotografare e filmare.
Nel 2015, prima che le buchette tornassero a essere una presenza così visibile nel centro della città, era stata fondata l’associazione Buchette del Vino, che ancora oggi si occupa di censire, studiare e mappare le finestrelle ancora esistenti. L’associazione ha contribuito a ricostruirne la storia e a conservarne la memoria, organizzando iniziative e attività per farle conoscere.
Intorno al loro successo sono nati inoltre altri servizi rivolti ai visitatori, compresi tour enogastronomici che propongono percorsi attraverso la città e soste alle buchette, con prezzi che partono da circa 30 euro.



