L’inchiesta che ha scosso la comunità di Siena riguarda un gruppo di tredici minorenni, tra cui una ragazza, molti dei quali compagni di scuola superiore. Le indagini, coordinate localmente dalla Digos, hanno ricostruito conversazioni e scambi multimediali all’interno di più chat che evocano ideologie estremiste e comportamenti illeciti. Il materiale raccolto è stato trasmesso alla procura per i minorenni di Firenze, guidata dalla Roberta Pieri, che ha sottolineato l’importanza del ruolo educativo delle famiglie in questi casi.
Secondo gli investigatori, la partecipazione dei ragazzi non sarebbe stata episodica o spensierata ma caratterizzata da convinzione e continuità. L’operazione, identificata dagli inquirenti come Format18, prende il nome da un riferimento a un gruppo suprematista conosciuto online. Le attività sono state avviate dopo accertamenti svolti nel luglio 2026 e hanno portato a perquisizioni e sequestri che hanno messo in luce non solo contenuti verbali ma anche oggetti pericolosi e materiale illecito.
Il quadro dell’inchiesta e i protagonisti
Le indagini sono state svolte sotto il coordinamento del capo della Digos di Siena, Fausto Camisa, che ha più volte evidenziato la natura seria delle discussioni rinvenute. Gli adolescenti coinvolti avevano età compresa tra i 15 e i 17 anni al momento degli accertamenti, e molti frequentano la stessa istituzione scolastica. Nell’analisi degli investigatori emergono gruppi con denominazioni che rimandano apertamente a movimenti politici e simboli di estrema destra, tra cui una chat chiamata ‘Partito repubblicano fascista’ e altre con riferimenti alla scuola frequentata dai giovani.
Le chat e i contenuti rilevanti
Nel materiale sequestrato sono state trovate conversazioni ricche di slogani, immagini e messaggi che promuovono odio razziale e apologia del fascismo e del nazismo. La polizia ha parlato di una diffusione sistematica di questi contenuti all’interno di almeno quattro canali digitali che funzionavano come spazio di aggregazione. Il termine apologia qui indica l’esaltazione o la giustificazione di ideologie violente e discriminatorie, mentre la voce ‘propaganda’ descrive l’intento di diffondere e radicare quelle stesse idee tra i membri.
Prove materiali e accuse contestate
Alle contestazioni di natura ideologica si aggiungono accuse di tipo penale tra cui la detenzione illegale di strumenti contundenti e da sparo, e la diffusione di materiale pedopornografico. Durante le perquisizioni sono stati trovati coltelli e tirapugni, e nell’abitazione di uno dei ragazzi identificato come leader del gruppo è stato rinvenuto un fucile funzionante. Il quadro probatorio ora è all’attenzione della procura per i minorenni, che valuterà le responsabilità e le eventuali misure da adottare nei confronti dei giovanissimi indagati.
Armi, dispositivi e supporti digitali
Oltre agli oggetti contundenti e al fucile, gli investigatori hanno sequestrato telefoni, account e file che documentano lo scambio di messaggi e materiale illecito. La presenza di contenuti pedopornografici nei dispositivi apre un ulteriore fronte di indagine, con implicazioni penali significative. L’analisi forense dei supporti informatici è un passaggio cruciale per ricostruire tempi, ruoli e responsabilità all’interno delle chat e per distinguere tra semplice esposizione a contenuti scorretti e comportamenti attivi di produzione o diffusione.
Ruolo delle autorità e riflessioni educative
La vicenda ha fatto intervenire figure istituzionali che richiamano alla responsabilità collettiva: la procura minorile di Firenze, guidata dalla Roberta Pieri, ha ricevuto il fascicolo e ha sottolineato l’importanza dell’intervento educativo delle famiglie e delle scuole. La Digos, con il capo locale Fausto Camisa, ha ribadito che la partecipazione alle chat non era un gioco ma un coinvolgimento attivo. Le autorità stanno ora valutando le azioni di prevenzione e recupero, con percorsi che possano conciliare l’aspetto repressivo con misure di sostegno per i minori coinvolti.
Il caso solleva questioni più vaste sull’esposizione dei giovani ai network digitali e sui meccanismi di radicalizzazione informale. La sinergia tra forze di polizia, magistratura, scuole e famiglie è fondamentale per individuare segnali d’allarme e intervenire tempestivamente. Restano al centro del dibattito le modalità per bilanciare sicurezza, tutela dei minori e il valore educativo in una società sempre più interconnessa.



