Dal 12 giugno al 6 settembre 2026 la Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo ospita la mostra Da Michelangelo a Rodin nell’obiettivo degli Alinariorganizzata dalla Fondazione Ivan Bruschi con il supporto di Intesa Sanpaolo e Fondazione CR Firenzein collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia e con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Arezzo. L’esposizione, curata da Rita Scartonipropone una selezione ragionata di immagini d’archivio che ripercorrono il rapporto tra la fotografia d’atelier ottocentesca e la riproduzione delle opere michelangiolesche.
La rassegna mette a confronto il lavoro dei tre principali atelier storici italiani — AlinariBrogi e Anderson — illustrando come la fotografia d’epoca abbia contribuito a costruire un immaginario pubblico sul nome di Michelangelo e a influenzare scultori successivi, fino a Rodin. Tra i materiali esposti figurano immagini di capolavori che vanno dal David alla volta della Cappella Sistinafino alle statue delle Cappelle Mediceeincluse campagne fotografiche realizzate in anni di guerra.
Il nucleo delle immagini e il lavoro degli atelier storici
La mostra presenta oltre sessanta fotografie storiche realizzate tra metà Ottocento e metà Novecento, testimonianza dell’impegno tecnico e interpretativo degli studi fotografici. Le grandi lastre negative che ritraggono il Mosèla Volta della Sistina e il Giudizio Universale sono esempi del tentativo di trasformare un’opera tridimensionale o pittorica in un’immagine capace di conservarne la complessità. In un’epoca ancora caratterizzata da sperimentazione e artigianalità, gli atelier si confrontavano con problemi di luce, prospettiva e scala per realizzare un repertorio visivo destinato sia alla documentazione sia alla circolazione internazionale.
Servizi fotografici in tempo di guerra
Una sezione specifica è dedicata al servizio fotografico sulle statue della Sacrestia Nuova effettuato durante la Seconda guerra mondiale: quei materiali dimostrano come la fotografia potesse funzionare non solo come riproduzione, ma come strumento di tutela e memoria. L’esposizione sottolinea che “La diffusione internazionale di queste immagini contribuì ad alimentare il mito moderno di Michelangelo.”
Influenze artistiche e dialoghi con Rodin
Le immagini non restarono confinate al ruolo di documenti: attraverso la loro circolazione, studi e confronti, contribuirono a orientare la ricerca formale di artisti come Auguste RodinAntoine Bourdelleoltre a scultori italiani come Trentacoste e Andreotti. La lettura fotografica delle torsioni, dei panneggi e delle tensioni muscolari michelangiolesche divenne fonte di energia drammatica per il rinnovamento della scultura tra Otto e Novecento. L’esposizione ricuce così un filo che va da un catalogo visivo ottocentesco alla modernità plastica dei primi decenni del secolo successivo.
Come afferma Giorgio van Stratenpresidente della Fondazione Alinari per la Fotografiai tre atelier italiani ebbero un ruolo decisivo nella diffusione internazionale dell’opera del Maestro e la mostra prosegue il racconto di questa eredità, valorizzando gli archivi presenti nella regione.
Iniziative collaterali e supporto istituzionale
Accanto all’allestimento è previsto un programma pubblico di approfondimenti con incontri a ingresso gratuito intitolati #INMOSTRAcurati da Rita Scartoni e Paolo Bolpagni e moderati da Carlo Sisiconservatore della Fondazione Ivan Bruschi. Saranno inoltre attivate visite guidate condotte dalla curatrice, per offrire al pubblico chiavi di lettura sui materiali più significativi.
Il ruolo delle istituzioni è ribadito dalle parole di alcuni dei soggetti promotori: “Grazie alla collaborazione tra istituzioni e al sostegno di Intesa Sanpaolo e Fondazione CR Firenze” la Fondazione Ivan Bruschi consolida la sua vocazione culturale, mentre per Bernabò Bocca di Fondazione CR Firenze la fotografia è “un dispositivo visivo che nasce da uno sguardo individuale” che si offre alla collettività documentando il passato e proiettandosi nel futuro.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Società Editrice Allemandi. L’apertura al pubblico offre un’occasione per riscoprire il patrimonio fotografico degli archivi Alinari e per osservare come la riproduzione fotografica abbia contribuito a trasformare la percezione e la fortuna critica di Michelangelo, fino a incidere sulla lingua della scultura moderna.



