Oggi a Firenze è stato siglato un accordo che cambia l’orizzonte operativo di Villa Bardini. La concessione per il complesso e il giardino è stata estesa a 50 anni, in una intesa tra l’Agenzia del Demanio e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ETS, con la partecipazione della Fondazione CR Firenze.
Il rinnovo definisce un percorso a lungo termine per la tutela, il recupero e la valorizzazione del sito, includendo investimenti mirati e la creazione di nuove funzioni culturali e scientifiche. Tra gli obiettivi figurano l’ammodernamento tecnologico, l’efficientamento energetico e iniziative di fruizione multimediale.
Un piano di investimenti e i numeri chiave
Il programma prevede un impegno economico complessivo di 45 milioni di euro destinati a lavori di recupero, adeguamento degli spazi espositivi e potenziamento degli impianti. La Fondazione CR Firenze ha un ruolo significativo nella storia recente del complesso, avendo contribuito con circa 13 milioni di euro ai restauri che hanno riportato il giardino e la villa all’apertura rispettivamente nel 2005 e nel 2007.
Numeri di frequentazione e impatto culturale
La rinnovata gestione intende consolidare e ampliare l’attrattività del sito: dai dati emerge una crescita di presenze che passa da oltre 142 mila visitatori nel 2026 a quasi 239 mila nel 2026, segnale di un rinnovato rapporto tra il luogo e il pubblico.
Innovazione digitale, sostenibilità e nuove esperienze
Tra gli interventi programmati figurano la realizzazione di infrastrutture tecnologiche avanzate e percorsi multimediali pensati per arricchire la visita. Un esempio è il progetto denominato “Giardino parlante”, concepito per trasformare l’itinerario botanico in una esperienza narrativa immersiva che mette in risalto il valore storico e naturale delle piante e degli spazi.
Efficienza e modernizzazione
Gli interventi includono anche misure di efficientamento energetico e l’ammodernamento degli impianti per rendere Villa Bardini più sostenibile e funzionale alle attività espositive e formative. La digitalizzazione non è pensata come semplice tecnologia, ma come strumento per estendere l’accessibilità e la qualità dell’offerta culturale.
La dimensione scientifica: il Centro Studi sui giardini storici
Un elemento centrale della convenzione è la nascita di un Centro Studi dedicato ai giardini storici e al paesaggio, pensato come luogo di ricerca, formazione e confronto. Questo spazio sarà aperto a studiosi, professionisti e istituzioni a livello nazionale e internazionale, con programmi che combinano storia del paesaggio, conservazione e pratiche contemporanee di gestione.
Formazione e confronto
Il centro si propone di favorire lo scambio tra discipline diverse: botanica, storia dell’arte, architettura del paesaggio e tecnologie per la conservazione. L’obiettivo è creare una piattaforma permanente di studi che sostenga interventi futuri e formi nuove professionalità nel settore.
Dichiarazioni e significato della convenzione
Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio, ha definito la convenzione come uno strumento volto a tutelare e valorizzare il patrimonio pubblico in collaborazione con i privati, ricordando che: “La Convenzione crea le condizioni per tutelare e valorizzare il patrimonio dello Stato.” Dal Verme ha sottolineato l’importanza della sostenibilità economico-finanziaria e del ruolo del privato nel partecipare alla storia e alla missione del bene pubblico.
Bernabò Bocca, Presidente della Fondazione CR Firenze, ha evidenziato il valore dell’intesa come esempio di collaborazione istituzionale e ha ricordato l’impegno economico messo in campo: la concessione estesa a 50 anni e il piano di investimenti rappresentano “uno tra gli impegni più significativi” della fondazione, con l’intento di dare nuova vocazione contemporanea al complesso anche attraverso sinergie progettuali con la Fondazione Palazzo Strozzi.
Iacopo Speranza, Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ETS, ha dichiarato: “È con grande emozione che firmiamo questo accordo” e ha richiamato il percorso di riaperture del giardino e della villa, sottolineando che “Questo luogo è diventato sempre più vivo e aperto.” Speranza ha inoltre evidenziato come la proroga offra la possibilità di rendere il sito sempre più accessibile alle generazioni presenti e future.
Un luogo con radici storiche
Le origini di Villa Bardini risalgono al 1641, quando fu progettata come Villa Manadora, poi divenuta nota come Villa Belvedere grazie alla sua posizione panoramica su Firenze. Nel corso dei secoli ha attraversato diverse fasi e proprietà, inclusa l’acquisizione da parte dell’antiquario Stefano Bardini, fino all’ingresso nel patrimonio dello Stato nel 1987. Il Giardino Bardini conserva stratificazioni storiche e botaniche che raccontano sette secoli di evoluzione del paesaggio, combinando giardino all’italiana, bosco all’inglese e parco agricolo.
In occasione della firma, nella Serra di Villa Bardini è stata inaugurata la Mostra fotografica “Memoria e Visione” dell’artista britannica Gina Soden, cura dell’Agenzia del Demanio, un progetto espositivo pensato per valorizzare dettagli che rivelano il valore identitario del patrimonio pubblico.



