Il processo a carico di Salvatore Baiardo, imputato per favoreggiamento personale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata, ha acceso i riflettori su una testimonianza di rilievo. In aula a Firenze il giornalista Massimo Giletti ha ricostruito l’incontro con Baiardo e la circostanza in cui gli fu mostrata una foto sbiadita che, secondo l’imputato, ritraeva un giovane Silvio Berlusconi, il generale Francesco Delfino e un uomo individuato come Giuseppe Graviano. Il quadro emerso è al centro delle indagini e pone questioni sia processuali sia mediatiche.
La deposizione ha inoltre toccato il rapporto tra giornalismo e fonte: Giletti ha spiegato di aver cercato Baiardo per approfondire la vicenda dei fratelli Graviano dopo averli incontrati nelle ricostruzioni televisive, e di aver valutato con attenzione la veridicità di quanto mostrato. Sono emersi elementi sulle modalità dell’incontro, sulle affermazioni di Baiardo riguardo a presunti sviluppi futuri e sulle conseguenze professionali che seguirono per il conduttore, incluso lo stop del suo programma.
La dinamica dell’incontro e lo scatto mostrato
Secondo la versione resa dal testimone, l’appuntamento avvenne a luglio 2026 a Castano, vicino a Milano: Baiardo avrebbe convocato Giletti precisando che possedeva «una cosa molto delicata» da mostrare. Al bar, dopo una breve introduzione, Baiardo tirò fuori dalla giacca una fotografia sbiadita che il giornalista descrive come raffigurante un giovane Silvio Berlusconi in maglione blu, il generale Francesco Delfino e un terzo uomo, indicato dall’ex gelataio come Giuseppe Graviano. La foto venne mostrata per conquistare fiducia professionale, prima di raccontare altre informazioni ritenute potenzialmente esplosive.
L’annuncio e le promesse di Baiardo
Durante l’incontro Baiardo avrebbe preannunciato sviluppi importanti: secondo Giletti, disse che «ciò che ti dirò farà il giro del mondo» e anticipatebbe la cattura di Matteo Messina Denaro in gennaio. Il giornalista ha definito Baiardo un abile affabulatore e con doti politiche, segnalando come la consegna temporanea della foto fosse funzionale a rendere credibile il racconto successivo. Dalle dichiarazioni emerge la cautela con cui Giletti valutò la fonte: pur ritenendo lo scatto rilevante, non lo divulgò immediatamente ai superiori per ragioni di prudenza.
Accuse, legami e retroscena mediatici
Le informazioni emerse in aula hanno ricongiunto aspetti giudiziari a implicazioni editoriali. Baiardo è ritenuto vicino ai fratelli Graviano e secondo gli atti avrebbe avuto un ruolo nella gestione della latitanza dei membri della famiglia mafiosa nei pressi del Lago d’Orta. Giletti ha spiegato di averlo contattato dopo aver visto servizi televisivi che trattavano le famiglie mafiose siciliane, e di aver verificato con investigatori che Baiardo poteva rivelarsi una fonte attendibile o, all’opposto, capace di depistare. Sul fronte mediatico, il caso ha influito sul programma del conduttore.
Interruzione del programma e rapporti con la rete
Il conduttore ha riferito che il suo programma su La7, nonostante uno share superiore al 6%, venne sospeso ad aprile 2026: la trasmissione Non è l’arena avrebbe dovuto proseguire fino a luglio, e Giletti sostiene di aver ricevuto una proposta di rinnovo contrattuale per altri due anni. Invece la collaborazione terminò tramite una e-mail che ne annunciava l’interruzione, senza un colloquio diretto con l’editore Urbano Cairo. Giletti ha spiegato di non aver mostrato la foto a Cairo per «opportunità», citando il lungo rapporto professionale dell’editore con Silvio Berlusconi.
Presenze assenti e prossimi sviluppi processuali
All’udienza era prevista anche la testimonianza di Paolo Berlusconi, citato dalla procura, che però non si è presentato e ha trasmesso un certificato medico. L’imputato, Salvatore Baiardo, ha partecipato all’udienza in modalità remota, assistito dai difensori. Gli avvocati di Baiardo sono Roberto Ventrella e Luca Bellezza. Il procedimento continua e la prossima udienza è fissata per il 27 maggio, data in cui si attendono ulteriori deposizioni e chiarimenti sulle vicende narrate in aula.
Impatto sul racconto pubblico e sulle indagini
La testimonianza di Giletti mette in luce quanto le fonti possano influenzare il racconto pubblico e la progressione di un’indagine: la storia della foto è diventata un elemento che intreccia memorie personali, rapporti di potere e accertamenti giudiziari. La cautela mostrata dal giornalista nell’accertare le prove, il sospetto di un «accordo sotterraneo» evocato dallo stesso e il confronto con investigatori degli anni ’90 sono tutti elementi che il tribunale dovrà valutare per stabilire la verità sul ruolo di Baiardo e sulle eventuali responsabilità penali.



