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Toscana: calo drastico degli artigiani tra concorrenza e cambiamenti sociali

Tra il 2015 e il 2026, la Toscana ha visto scomparire quasi 40mila artigiani. Un fenomeno che riguarda tutte le province, con Lucca e Prato in testa alla classifica nazionale delle perdite.

Toscana: calo drastico degli artigiani tra concorrenza e cambiamenti sociali

La Toscana sta vivendo una crisi profonda nel settore artigiano. Secondo i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2015 e il 2026 la regione ha perso quasi 40mila artigiani, un calo del 26,8%. Un fenomeno che colloca la Toscana al sesto posto tra le regioni più colpite in Italia, dopo Marche, Umbria, Emilia-Romagna, Piemonte e Abruzzo.

Il numero di titolari, soci e collaboratori familiari delle imprese artigiane è passato da 146.746 nel 2015 a 107.380 nel 2026. Un dato che riflette non solo la chiusura di attività, ma anche fusioni, acquisizioni e trasformazioni societarie.

Le province più colpite

Il calo degli artigiani riguarda tutte le province toscane, ma alcune sono in difficoltà più di altre. Lucca e Prato, ad esempio, registrano entrambe una perdita del 7,1%. A Lucca gli artigiani sono passati da 12.760 a 11.850, mentre a Prato da 10.485 a 9.738. Subito dopo si trova Massa-Carrara, con una diminuzione del 6,8%. Anche Firenze ha visto una riduzione significativa, con 1.487 artigiani in meno, la perdita più consistente in valore assoluto tra le province toscane.

Le situazioni meno critiche si registrano a Siena, dove la flessione è del 4,2%, e a Pistoia, con un calo del 5,4%. In generale, tutte le province toscane hanno subito una contrazione, con una media regionale del 5,4% tra il 2026 e il 2026.

Le cause della crisi

Le cause della crisi dell’artigianato sono molteplici. Tra queste, la concorrenza della grande distribuzione e delle piattaforme online l’aumento dei costi fissi, il cambiamento delle abitudini di acquisto e il calo degli abitanti nei piccoli comuni. A questi fattori si aggiunge l’invecchiamento degli artigiani, non compensato dall’ingresso dei giovani.

Secondo la Cgia, il rischio è che diventi sempre più difficile trovare professionisti per interventi di riparazione e manutenzione. Resistono meglio alcuni mestieri legati al benessere, all’informatica e al cibo da asporto, dagli acconciatori agli esperti di social media, fino alle gelaterie e alle pizzerie al taglio.

L’intelligenza artificiale come opportunità

L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una svolta per l’artigianato. Secondo la Cgia, non farà sparire gli artigiani, ma li dividerà in due gruppi. Da un lato, chi userà l’AI come un aiutante instancabile, dall’altro chi si troverà l’AI come concorrente.

Chi se la caverà meglio? Chi restaura chi lavora nel lusso su misura, chi ripara e chi vende soprattutto un’esperienza: corsi, botteghe aperte al pubblico, la possibilità di vedere il gesto artigianale dal vivo. L’AI non ruba tempo: lo restituisce, lasciando più spazio alla vera manualità.

La Cgia propone un reddito di gestione per chi apre o mantiene una bottega nei centri con meno di 10mila abitanti e invita a rafforzare la formazione professionale. L’obiettivo è difendere l’artigianato, proteggendo e rinnovando un patrimonio di competenze difficilmente riproducibile.

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