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Verdetto a Livorno: assoluzione per Hamza e Ben Nossra nel caso Denny Magina

Il 22 maggio 2026 la corte d'assise di Livorno ha pronunciato l'assoluzione per Hamed Hamza e Amine Ben Nossra: quali elementi hanno convinto i giudici?

Verdetto a Livorno: assoluzione per Hamza e Ben Nossra nel caso Denny Magina

Il 22 maggio 2026 la corte d’assise di Livorno ha emesso una sentenza di assoluzione nei confronti di Hamed Hamza e Amine Ben Nossra, con la formula perché il fatto non sussiste. I due erano imputati per omicidio preterintenzionale per la morte del 29enne livornese Denny Magina, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 agosto 2026 dopo una caduta dal quarto piano di un appartamento in via Giordano Bruno. La decisione giudiziaria ha annullato l impianto accusatorio così come era stato ricostruito nel corso del processo, suscitando reazioni emotive in aula e una nuova ondata di discussione pubblica.

La lettura della sentenza ha provocato pianti, urla e momenti di tensione tra i presenti; alcuni familiari hanno avuto bisogno dell intervento del personale sanitario. In udienza erano presenti i difensori degli imputati, tra cui le avvocate Barbara Luceri e Alessandra Natale, e il pubblico ministero Giuseppe Rizzo, che aveva chiesto per Hamza una condanna a 18 anni. Nel corso del dibattimento sono emerse perizie controverse, tracce biologiche e elementi tecnici che hanno alimentato due letture opposte dei fatti.

La ricostruzione e gli elementi al centro del dibattimento

La vicenda si è concentrata sulla caduta di Denny dal quarto piano e sulle circostanze che l hanno preceduta. La procura aveva delineato uno scenario in cui l appartamento era punto di ritrovo legato a traffici di stupefacenti e in cui la vittima avrebbe avuto un debito non saldato. Secondo l accusa, una colluttazione culminata in un pugno avrebbe fatto cadere Denny oltre un davanzale basso. Tra gli elementi citati durante il processo figuravano il ritrovamento di microframmenti di platino nella ferita al mento, la presenza di DNA sotto le unghie della vittima e alcuni indizi comportamentali come la fuga immediata dei presenti.

Le richieste del pubblico ministero

Il pubblico ministero Giuseppe Rizzo ha sostenuto che gli elementi investigativi, se letti insieme, delineavano una prova convergente di responsabilità. Nella sua requisitoria ha valorizzato la consulenza del medico legale che identificava la cosiddetta lesione numero 7 come compatibile con un taglio inflitto da oggetto tagliente, non con la mera dinamica della caduta. Rizzo ha inoltre richiamato il comportamento dei presenti e il presunto movente del debito di droga, chiedendo per Hamza la pena massima prevista per il reato ipotizzato e l assoluzione per Ben Nossra per insufficienza di prove.

Le argomentazioni della difesa e le perizie alternative

Le difese hanno invece smontato i punti cardine dell accusatorio, puntando su incontestabilità degli atti e sulla presenza di interpretazioni alternative delle evidenze. L avvocatessa Barbara Luceri e la collega Alessandra Natale hanno citato una perizia disposta dalla corte, firmata dal professor Oliva, che attribuiva alla ferita al mento una possibile compatibilità anche con l impatto della caduta. Le difese hanno inoltre parlato di trasferimento secondario del DNA, dell ordine della stanza come indice di assenza di colluttazione e della convivenza prolungata come spiegazione della presenza biologica degli imputati nell abitazione.

Reazioni in aula e ricadute emotive

Alla lettura del verdetto l aula si è trasformata in uno spazio di dolore e rabbia: alcuni familiari hanno gridato «assassini» e «vergogna», mentre altri si sono lasciati andare a pianti disperati. Le manifestazioni emotive hanno richiesto l intervento degli operatori sanitari per assistere alcuni congiunti della vittima. L episodio ha riaperto la ferita nella comunità locale e alimentato discussioni sulla gestione del caso, sulla comunicazione delle indagini e sul ruolo dei media nei processi sensibili.

Implicazioni giudiziarie e questioni aperte

La formula di assoluzione adottata dalla corte, perché il fatto non sussiste, indica che i giudici non hanno ritenuto dimostrata la responsabilità degli imputati rispetto alla ricostruzione proposta dall accusa. Restano però questioni tecniche sul valore delle perizie e sulla valutazione degli indizi, elementi che spesso decidono le sorti dei processi di questo tipo. La vicenda sottolinea quanto sia centrale, in ambito penale, il principio di prove oltre ogni ragionevole dubbio e la necessità di un confronto serrato tra consulenze peritali opposte. La procura potrà valutare eventuali passi successivi, mentre la città e le parti civili continueranno a elaborare le conseguenze di una sentenza che ha diviso opinioni e affetti.

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