Un’operazione anticontraffazione condotta dalla Guardia di Finanza ha portato al sequestro di 4.359 articoli di maglieria in un laboratorio del distretto tessile pratese. I capi, rinvenuti il 20 maggio in una ditta situata in via Bruges, sono stati segnalati alla Procura di Prato, che ha avviato le procedure investigative per accertare l’origine e la destinazione commerciale dei prodotti. L’intervento si inserisce in una più ampia attività di vigilanza contro la contraffazione nel territorio.
L’impresa interessata svolgeva lavorazioni su commissione per diversi marchi, nazionali e internazionali, e impiegava dieci addetti. A capo della società, secondo gli atti, c’era una donna di 49 anni di nazionalità cinese. Le ipotesi di reato iscritte nel fascicolo includono introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione. Al momento gli inquirenti stanno procedendo con gli accertamenti tecnici necessari per verificare la genuinità dei marchi apposti sui capi.
L’operazione e i ritrovamenti
L’intervento degli organi di polizia economica si è concretizzato con una perquisizione nel complesso industriale noto come Macrolotto. Gli investigatori hanno repertato maglieria finita, confezionata con simboli, colori e loghi immediatamente riconducibili a brand noti. L’attività è stata coordinata dalla Procura di Prato e ha visto il coinvolgimento del Gruppo della Guardia di Finanza locale, che ha combinato controlli sul campo con riscontri tecnici.
Quantità, qualità e marchi
Nel deposito sono stati trovati migliaia di capi: il dato ufficiale parla di 4.359 pezzi sequestrati, mentre alcune fonti di cronaca hanno riportato una stima intorno ai cinquemila capi. Tra i nomi che compaiono nelle analisi preliminari figurano marchi internazionali come Ralph Lauren, Converse, Volkswagen, Vespa e persino immagini riconoscibili come quelle di Snoopy. Gli elementi rinvenuti suggeriscono una riproduzione fedele di loghi e grafiche, circostanza che ha spinto gli inquirenti a procedere con attenzione nelle verifiche tecniche sui segni distintivi.
Gestione dell’azienda e ipotesi di reato
Secondo gli atti, la ditta sequestrata operava per conto di clienti esterni, assumendo committenze da diversi marchi e fornitori. A capo dell’attività risultava una 49enne di origine cinese che impiegava dieci lavoratori. Le accuse mosse dalla Procura comprendono la introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi e la ricettazione, reati che comportano verifiche sulle filiere, sulla provenienza delle materie prime e sull’eventuale rete distributiva implicata nella commercializzazione dei capi.
Accertamenti tecnici e fasi successive
Gli esami in corso mirano a stabilire la paternità dei marchi applicati e a verificare se le etichette o le stampe siano autentiche o contraffatte. Gli inquirenti stanno analizzando documentazione contabile, ordini e corrispondenza per ricostruire il ciclo produttivo. La Procura, rappresentata sul territorio dal procuratore capo Luca Tescaroli, ha sottolineato la particolare rilevanza dell’operazione in chiave di tutela del mercato legale e della concorrenza.
Impatto sul territorio e considerazioni
Il sequestro nel cuore del distretto tessile evidenzia il ruolo cruciale delle attività di controllo nella salvaguardia delle imprese regolari. La presenza di capi con marchi riconoscibili sul mercato parallelo danneggia produttori, distributori e lavoratori che operano nella legalità. Gli esperti sottolineano che contrastare la contraffazione non è solo un tema di tutela dei brand, ma anche di sicurezza dei consumatori e di equità per l’intera filiera produttiva.
Le indagini proseguiranno fino all’esito degli accertamenti tecnici e delle verifiche documentali. In base ai riscontri, la Procura potrebbe delineare responsabilità più ampie, eventuali collegamenti con reti di distribuzione e la destinazione finale dei capi. Nel frattempo il risultato operativo costituisce un segnale della costante attività di controllo nella provincia pratese e della determinazione degli organi giudiziari a contrastare fenomeni illeciti che minano l’economia locale.



