In un’azienda agricola del Senese, un lavoratore extracomunitario è stato sfruttato lavorando 62 ore a settimana per una retribuzione forfettaria di circa 800 euro al mese, poco più di tre euro all’ora. Questa situazione è emersa grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Siena che hanno portato al sequestro preventivo dell’azienda su disposizione del gip.
I tre gestori dell’azienda sono indagati per sfruttamento del lavoro noto come caporalatolesioni personali colpose gravi e falsità ideologica. Le indagini, avviate a hanno rivelato condizioni di lavoro disumane e una situazione di grave sfruttamento.
Condizioni di lavoro e alloggio inadeguate
Il lavoratore, secondo le ricostruzioni del Nil non avrebbe usufruito di riposi o ferie adeguati. Inoltre, lui e la sua famiglia, che comprende una minore, avrebbero vissuto in un immobile aziendale fatiscente e già dichiarato inagibile. Questo dettaglio aggiunge un ulteriore strato di gravità alla situazione di sfruttamento.
Le indagini hanno anche portato alla luce due gravi infortuni sul lavoro subiti dal lavoratore tra il 2026 e il 2026. Secondo i carabinieri, le dinamiche di questi incidenti sarebbero state dolosamente alterate dagli indagati per eludere i controlli. Il lavoratore sarebbe stato costretto a fornire false dichiarazioni ai sanitari sotto la minaccia di licenziamento, facendo leva sulla sua necessità di mantenere il permesso di soggiorno.
Misure di protezione per la vittima e la sua famiglia
Grazie alla recente normativa sull’immigrazione, la presunta vittima e i suoi familiari sono stati collocati in una struttura protetta per intraprendere un percorso di assistenza. Questo passo è fondamentale per garantire la sicurezza e il benessere della famiglia, che ha subito gravi pressioni e condizioni di vita inadeguate.
Le contestazioni mosse dagli inquirenti dipingono un quadro di sfruttamento che coinvolge diversi aspetti della vita del lavoratore: dalle condizioni e dalla durata dell’attività lavorativa alla retribuzione, fino all’alloggio e alla gestione degli infortuni. Il sequestro preventivo dell’azienda è un passo importante per contrastare queste pratiche illegali e garantire giustizia alla vittima.
L’inchiesta dei carabinieri ha restituito un quadro di forte vulnerabilità, in cui il bisogno di lavorare e di conservare il permesso di soggiorno ha reso il dipendente particolarmente esposto alle pressioni dei suoi datori di lavoro. Questo caso sottolinea l’importanza di vigilare e contrastare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo.



