Il 24 agosto è stato pubblicato un nuovo bando, indicato come concorso RIPAM, volto a reclutare 882 specialisti tecnici per le amministrazioni pubbliche del Mezzogiorno. L’obiettivo dichiarato è quello di colmare le lacune di personale nelle regioni del Sud, sostenendo attività legate al dissesto idrogeologico, alla gestione del territorio e alla realizzazione di infrastrutture. Tuttavia, il disciplinare del concorso non prevede tra i titoli ammissibili le lauree in Scienze geologiche (codice L-34) né quelle in Scienze e tecnologie geologiche (codice LM-74), pur richiedendo competenze strettamente connesse a fenomeni come l’instabilità dei versanti e la pericolosità sismica. Questa discrepanza ha sollevato subito interrogativi sulla coerenza tra le esigenze operative e i requisiti formali richiesti.
Le funzioni richieste dal profilo di specialista tecnico includono la valutazione del dissesto idrogeologico, la gestione dell’erosione costiera, la vulnerabilità delle risorse idriche, la trasformazione del suolo e la pianificazione territoriale per progetti infrastrutturali. Nonostante la natura geologica di molte di queste attività, il bando esclude esplicitamente chi possiede una formazione accademica riconosciuta nel campo della geologia. Il risultato è una apparente contraddizione: da un lato le amministrazioni cercano di potenziare la capacità di prevenzione, dall’altro limitano l’accesso a professionisti che potrebbero fornire la base scientifica necessaria per una gestione efficace del territorio.
Le lauree geologiche escluse dal profilo tecnico
Il documento di gara elenca i requisiti richiesti senza citare le lauree geologiche come titolo idoneo, pur includendo aree di intervento tipicamente di competenza dei geologi. I codici L-34 e LM-74, che corrispondono rispettivamente a Scienze geologiche e a Scienze e tecnologie geologiche non compaiono nella tabella dei titoli accettati. Questa omissione ha generato un forte malcontento tra le rappresentanze del settore.
Profili richiesti e aree di intervento
Il profilo di specialista tecnico prevede competenze in settori come l’analisi dell’instabilità dei versanti, la valutazione della vulnerabilità delle risorse idriche, la definizione di piani di trasformazione del suolo e la redazione di studi per la realizzazione di infrastrutture. Tali compiti richiedono una profonda comprensione dei processi naturali, spesso acquisita attraverso percorsi di studio geologico. La mancanza di una categoria di laurea in grado di coprire queste esigenze tecniche sembra, a detta dei geologi, un “vuoto” che può compromettere la qualità delle valutazioni e delle decisioni amministrative.
La risposta dei geologi: richieste di revisione
Marcello Brugioni, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, ha definito la situazione “una contraddizione da affrontare”. Secondo le sue parole, “la prevenzione non comincia quando si verifica un’emergenza; parte dalla conoscenza del territorio e dalla capacità delle amministrazioni di utilizzarla nelle proprie scelte”. Da qui la richiesta congiunta del Consiglio Nazionale dei Geologi e dell’Ordine toscano di un riesame dei requisiti di accesso, affinché le competenza geologiche trovino spazio anche negli organici tecnici pubblici. L’appello sottolinea che l’esclusione delle lauree geologiche rende più difficile per le amministrazioni regionali del Mezzogiorno disporre di esperti capaci di valutare rischi naturali in maniera preventiva.
Il ruolo della conoscenza del territorio nella prevenzione
Il ragionamento avanzato dai rappresentanti del settore si basa sull’idea che la prevenzione dei rischi naturali sia una funzione proattiva, non reattiva. Senza la partecipazione di geologi, le autorità potrebbero trovarsi a fronteggiare emergenze con una conoscenza limitata delle dinamiche geologiche sottostanti. In tal senso, l’inclusione di laureati in geologia nei bandi pubblici non rappresenterebbe un privilegio, ma una necessità operativa per garantire che le decisioni di pianificazione territoriale siano fondate su dati scientifici solidi. La richiesta di revisione,
Prospettive per il Mezzogiorno e la Toscana
Pur non essendo la Toscana una delle regioni direttamente interessate dal concorso, l’Ordine dei Geologi regionale ha ritenuto opportuno sostenere la revisione dei requisiti, considerando il caso un precedente potenzialmente influente per future procedure di assunzione. Se le amministrazioni del Mezzogiorno dovessero includere le lauree geologiche, si creerebbe un modello replicabile anche in altre aree italiane, rafforzando la capacità preventiva a livello nazionale. Nel frattempo, il bando rimane aperto per i 882 posti, ma la pressione dei collettivi professionali suggerisce che una risposta istituzionale potrebbe essere attesa nei prossimi mesi, con possibili modifiche al requisito di titoli.



