Un gruppo di sette organizzazioni ambientaliste – ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu Birdlife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia – ha inviato una formale missiva al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Nella comunicazione le parti sollevano la necessità di rimuovere il vincolo di 200 ettari previsto dal Regolamento 36/R/2022 che attualmente ostacola la maggioranza dei proprietari terrieri nel richiedere l’esclusione dei fondi dalla caccia programmata. La richiesta è motivata dal fatto che tale soglia rende di fatto irrealizzabile il diritto riconosciuto dall’articolo 15, comma 3, della legge 157/1992.
Lettera congiunta per la revoca del vincolo dei 200 ettari
Nel documento indirizzato a Giani, le associazioni ribadiscono che il requisito dei 200 ettari accorpati non trova alcun fondamento in una legge regionale, ma nasce da un decreto della Giunta regionale del 3 novembre 2022. Per questo motivo, la modifica non richiede una nuova legge, ma può essere attuata direttamente dalla Giunta mediante una revisione normativa. Le ONG avvertono che, se la Regione non interverrà, la persistenza di tale barriera sarà interpretata come una scelta politica piuttosto che come una necessità tecnica o normativa.
Base giuridica e incompatibilità con la giurisprudenza amministrativa
Le parti sottolineano che la disciplina attuale confligge con recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa, i quali hanno precisato che le Regioni non possono trasformare una facoltà sancita dalla normativa nazionale in un diritto sostanzialmente inaccessibile mediante criteri restrittivi. Questo principio è stato ribadito in diverse sentenze che hanno annullato regole regionali eccessivamente esclusive, confermando che la libertà di escludere i terreni dalla caccia deve restare concreta per tutti i cittadini, non solo per chi possiede superfici superiori a 200 ettari.
Criticità operative del Regolamento 36/R/2022 e richieste concrete
Il regolamento prevede che le domande di esclusione vengano inoltrate esclusivamente tramite una piattaforma online predisposta dalla Regione. Le associazioni avvertono che, se il sistema è configurato per accettare solo gli utenti che soddisfano il requisito dei 200 ettari si realizza una preclusione preventiva che impedisce a molti cittadini di avviare la procedura e di ottenere una valutazione amministrativa. Per garantire la massima trasparenza, chiedono che sia possibile presentare le istanze anche tramite strumenti tradizionali, come la posta elettronica certificata (PEC) e le modalità previste dal codice del procedimento amministrativo.
Arbitrarietà del criterio di superficie e esempi di riserve più piccole
Le organizzazioni contestano l’assunto secondo cui solo aree superiori a 200 ettari possano garantire una reale tutela della fauna selvatica. Essi ricordano infatti che numerose riserve naturali della Toscana hanno superfici ben al di sotto di tale soglia, dimostrando l’arbitrarietà del limite imposto. La cancellazione del requisito non solo uniformerebbe la normativa regionale con il principio di pari opportunità ma consentirebbe anche di valorizzare piccole aree di alto valore ecologico, spesso gestite da privati o enti locali.
Infine, le ONG annunciano che nelle prossime settimane informeranno i cittadini sulle modalità operative per inoltrare le domande di esclusione, offriranno supporto tecnico a chi intenda presentare istanza e monitoreranno attentamente l’operato della Giunta regionale. Qualora la risposta istituzionale dovesse risultare insoddisfacente, le associazioni si riservano di valutare eventuali iniziative legali per tutelare i diritti riconosciuti dalla normativa nazionale.



