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Sei persone indagate nella vicenda dell’asilo nido di Soci a Bibbiena

La procura di Arezzo ha alzato a sei il numero degli indagati nella tragedia di Leo Ricci, un piccolo di due anni morto per un incidente in giardino.

Sei persone indagate nella vicenda dell’asilo nido di Soci a Bibbiena

Il 12 novembre 2025 il piccolo Leo Ricci di soli due anni, perde la vita in circostanze drammatiche all’interno dell’asilo nido di Soci situato nel comune di Bibbiena. Durante la ricreazione all’aperto, il cordino della sua felpa si è impigliato a un ramo del giardino, provocando una suffocazione improvvisa. Nonostante l’intervento immediato dei primi soccorsi e i tentativi di rianimazione, il bambino non è riuscito a riprendere conoscenza, suscitando profondo sgomento nella popolazione del Casentino.

La tragica perdita ha innescato una forte emozione collettiva: famiglie, insegnanti e cittadini hanno organizzato momenti di lutto e richiesto chiarezza su quanto accaduto. Le autorità locali hanno avviato, fin dal giorno dell’incidente, un’indagine approfondita per comprendere le dinamiche di vigilanza e le condizioni di sicurezza dell’area esterna dell’asilo. Il caso ha rapidamente assunto una dimensione di rilevanza pubblica, spingendo la procura di Arezzo a monitorare con rigore ogni aspetto della gestione della struttura.

Chiusura dell’inchiesta e ampliamento degli indagati

Il tribunale di Arezzo ha espresso, a seguito delle verifiche operative, che le indagini preliminari sono ora concluse. La procura di Arezzo ha comunicato che il numero complessivo di soggetti sottoposti a indagine è salito a sei, includendo nuove figure legate alla direzione e all’organizzazione dell’asilo. Gli ultimi due indagati sono stati individuati grazie a ricostruzioni documentali e testimonianze interne, che hanno evidenziato possibili lacune nella supervisione dei bambini e nella manutenzione delle aree verdi.

Casi di negligenza nella supervisione dei bambini

Le verifiche hanno messo in luce una serie di procedimenti di vigilanza non conformi alle normative vigenti: la presenza di personale adulto durante i momenti di gioco all’aperto era insufficiente, e i protocolli di sicurezza per gli spazi esterni non erano stati aggiornati dopo recenti lavori di manutenzione. Tali carenze, secondo gli accertamenti, avrebbero potuto creare le condizioni affinché un semplice oggetto – il cordino della felpa – si trasformasse in un pericolo mortale. La mancanza di una valutazione preventiva dei rischi è ora al centro delle ipotesi di responsabilità penale che verranno esaminate nel corso del procedimento.

Ricostruzione dei fatti e prospettive giudiziarie

Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, il bambino era impegnato in un’attività ricreativa nel giardino dell’asilo quando il cordino si è avvolto attorno a un ramo sporgente. Il soffocamento è avvenuto in pochi secondi, lasciando poco tempo al personale di intervenire. I soccorritori hanno tentato la rianimazione con manovre standard, ma l’ostruzione delle vie aeree era talmente avanzata da rendere vani gli sforzi. L’autopsia ha confermato l’asfissia come causa immediata del decesso.

Con la chiusura dell’inchiesta preliminare, il processo entra nella fase decisiva: il tribunale di Arezzo dovrà valutare se le carenze emerse costituiscano reati di negligenza grave o altre fattispecie penali. Gli avvocati delle parti coinvolte stanno già predisponendo le difese, mentre la comunità di Bibbiena rimane in attesa di chiarimenti concreti e di eventuali misure correttive per garantire la sicurezza dei bambini nelle strutture educative del territorio.

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