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Autista a Firenze si dimette: traffico, aggressioni e salario basso

Un giovane autista fiorentino ha abbandonato il lavoro per stress, aggressioni e stipendio troppo basso, tornando in Campania.

Autista a Firenze si dimette: traffico, aggressioni e salario basso

Il settore del trasporto pubblico a Firenze sta attraversando una fase di forte tensione. Nel 2026 ben cinquanta conducenti di Autolinee Toscane hanno rassegnato le dimissioni, a testimonianza di una crisi che coinvolge non solo le condizioni operative, ma anche il benessere psicologico dei dipendenti. Tra questi, la storia di Francesco, un ragazzo di 26 anni originario di Salerno, è emblematica perché racchiude le principali cause che spingono i lavoratori a dire basta.

Il percorso di Francesco: sogni, formazione e prima esperienza

Francesco si era trasferito a Firenze per stare vicino alla sua fidanzata, studentessa universitaria, e per perseguire un sogno d’infanzia: diventare macchinista dei treni. Dopo aver superato l’Accademia di AT la scuola gratuita che prepara i nuovi conducenti, ha iniziato a guidare gli autobus della città con entusiasmo. I primi mesi sono stati caratterizzati da curiosità e dalla soddisfazione di vedere i passeggeri salire a bordo, ma la routine ha rapidamente mostrato il suo lato più duro.

Traffico, ritardi e aggressioni: il lavoro diventa insostenibile

Il problema principale è stato il traffico cittadino straricco di cantieri e di veicoli privati che ostacolano i percorsi. Le corse, programmate con intervalli di pochi minuti, accumulavano ritardi di decine di minuti; le linee 14, 6, 17 e 20 erano spesso sopraffatte. A peggiorare la situazione, i passeggeri, già irritati per gli orari incerti, hanno iniziato ad aggredire verbalmente gli autisti. Francesco ricorda un episodio particolarmente violento: un viaggiatore, salito a bordo di un autobus in ritardo al capolinea, ha cominciato a urlare, a insultare e a sbattere i pugni contro il vetro, spaventando il giovane conduttore al punto da interrompere il turno e chiedere la sostituzione.

Costi della vita e salari insufficienti

Oltre al clima di tensione, il salario di €1.500 al mese risultava poco compatibile con il costo della vita fiorentina. L’affitto di un bilocale nella periferia ammontava a €700, una spesa che gravava sullo stipendio già ridotto. Francesco ha dichiarato che, se in busta paga fossero stati aggiunti anche solo €250, avrebbe valutato di restare. Tuttavia, il peso combinato di stress quotidiano bassi compensi e costi abitativi ha spinto la decisione di tornare in Campania, dove ha accettato un impiego in una piccola azienda locale, guadagnando poco ma godendo della vicinanza a familiari e alla propria compagna.

Il fenomeno più ampio: cinquanta dimissioni e richieste sindacali

Il caso di Francesco si inserisce in un contesto più vasto. I sindacati CGIL, CISL, UIL e UGL hanno segnalato che, nel solo anno 2026, circa 50 autisti di Autolinee Toscane hanno rassegnato le dimissioni, pari al 5 % del personale totale. Le lamentele riguardano orari non adeguati, la mancanza di ausiliari della sosta per gestire gli ingorghi, e la carenza di veicoli prioritari nei semafori. Il Comune di Firenze e la Regione Toscana hanno annunciato un nuovo incontro con AT per valutare sperimentazioni come la cancellazione delle corse fuori orario e l’implementazione di sistemi di priorità semaforica, oltre a una campagna di multe ai veicoli privati che intralciano il trasporto pubblico. Nonostante tali iniziative, la carenza di conducenti qualificati resta critica: a livello nazionale mancano circa 10 000 autisti, un dato che rende ancora più difficile garantire un servizio affidabile.

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