L’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena si è aperta nella sede di Via Mazzini, con una presenza del 65,86% del capitale sociale. L’incontro è stato convocato per deliberare sul piano difensivo ideato dal CEO Luigi Lovaglio, finalizzato a respingere l’OPAS lanciata da Intesa Sanpaolo. La tensione è aumentata dopo che Intesa ha modificato la proposta, passando da 1 a 1,25 euro di contanti per azione pur mantenendo lo scambio di 1,6 azioni del Monte per ciascuna azione di Intesa.
Il piano difensivo delineato da Luigi Lovaglio
Il programma presentato prevede dieci punti, suddivisi in due blocchi: cinque nell’ordine del giorno ordinario e cinque nell’ordine del giorno straordinario. Tra le proposte ordinarie spicca la distribuzione di una maxi-cedola da 4 miliardi di euro, destinata a rafforzare la liquidità della banca. Nella parte straordinaria troviamo tre proposte chiave: la fusione per incorporazione con Mediobanca, un’offerta di scambio su Banco BPM e un’altra su Banca Generali. L’offerta di scambio prevede un rapporto di 1,6 azioni del Monte per ciascuna azione di Intesa, con la componente in contanti ridotta a 1,25 euro per titolo.
Dettagli delle proposte straordinarie
La fusione con Mediobanca è stata descritta come “in linea con le previsioni” e, in caso di approvazione, dovrebbe diventare efficace entro la fine del 2026. I costi di integrazione sono stimati intorno a 0,6 miliardi di euro, già contabilizzati entro il 30 giugno (42 milioni) e non si prevedono ulteriori aumenti. Parallelamente, le due operazioni di scambio mirano a creare capitale funzionale per finanziare la maxi-cedola e a consolidare la base azionaria di MPS. Il piano prevede inoltre la nomina di due nuovi consiglieri, Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, entrambi approvati con ampie maggioranze.
Il fronte del rifiuto: chi si oppone al progetto
Già prima dell’avvio dei lavori, è emerso un blocco consistente di azionisti contrari. Delfin detiene circa il 17,6 % del capitale, mentre il gruppo Caltagirone controlla il 13,5 %. Al loro fianco si aggiungono Edizione-Benetton (1,45 %), Praude (0,72 %), Fondaco Lux (0,41 %) e Norges Bank con circa il 3 %. Complessivamente, questi soggetti rappresentano quasi il 40 % del capitale totale, una soglia sufficiente a bloccare le delibere straordinarie. I proxy advisor ISS e Glass Lewis hanno già espresso parere negativo sul piano, rafforzando il consenso anti-operazioni.
Le conseguenze di una bocciatura
Se anche un solo dei tre punti più delicati (le due offerte di scambio o la maxi-cedola) venisse respinto, Intesa Sanpaolo si riserverà il diritto di ritirare l’offerta di acquisto. La banca guidata da Carlo Messina ha dichiarato che l’efficacia dell’OPAS sarà considerata avvenuta solo se le tre delibere ottengono l’approvazione. Inoltre, la partecipazione prevista è inferiore al 70 %, un valore che rende più probabile la bocciatura complessiva del piano. Un risultato negativo lascerebbe MPS senza le difese previste, esponendola a un’acquisizione da parte di Intesa nelle prossime settimane.
Nel frattempo, il sostegno al progetto di Lovaglio proviene dal PLT Holding della famiglia Tortora (1,4 %) e dalla Fondazione MPS (0,2 %). Entrambi hanno espresso la volontà di votare a favore, in linea con il supporto mostrato fin dal mese di aprile.
L’assemblea di Siena rappresenta il crocevia tra una strategia defensiva articolata e la pressione di un’offerta ostile. Con il 63,65 % del capitale già manifestato contro la fusione con Mediobanca, il risultato sembra orientato verso la bocciatura, ma la scena resta in evoluzione fino al conteggio finale dei voti.



