Le piazze italiane sono attraversate da un’ondata di proteste giovanili che ha coinvolto scuole, università e spazi pubblici. Di fronte a questo fermento, otto amministrazioni della zona Fiorentina sud-est hanno deciso di intervenire con un documento aperto al governo, indirizzato in particolare al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’appello, formulato da assessori alle Politiche educative, denuncia una strategia repressiva che, a loro avviso, alimenta il disagio dei giovani anziché risolverlo.
L’iniziativa è nata a Greve in Chianti, grazie all’impegno dell’assessore Giacomo Amalfitano, e ha rapidamente raccolto le firme di altri sette comuni della Conferenza zonale educativa fiorentina sud-est. Tra i firmatari figurano Adele Bartolini di Reggello, Duccio Becattini di San Casciano in Val di Pesa, Elena Borri di barberino tavarnelle, Laura Cioni di Impruneta, Francesco Conti di Bagno a Ripoli, Federica Morandi di Rignano sull’Arno e Ilaria Mori di Figline e Incisa Valdarno. Tutti hanno sottoscritto la lettera per segnalare che, in loro ruolo, la sicurezza non può essere garantita solo con divieti e sanzioni.
Le critiche verso le misure repressive
Secondo gli amministratori, la risposta istituzionale si è tradotta in una serie di provvedimenti che aumentano il controllo anziché investire nella prevenzione. Vengono citati il decreto comunemente definito “anti-rave”, il cosiddetto “decreto Caivano” e le recenti proposte del Ministro Nordio, volte a potenziare le carceri minorili. Queste iniziative sono percepite come una visione riduttiva dei problemi giovanili, in cui la violenza è affrontata punendo, piuttosto che intervenendo sulle cause profonde: disuguaglianze economiche, precarietà abitativa, discriminazioni, carenza di spazi gratuiti per l’aggregazione e limitate opportunità culturali e sportive.
Le richieste concrete degli enti locali
Nel documento gli assessori avanzano una serie di richieste precise: una verifica rigorosa delle nuove norme di sicurezza che riguardano i minorenni, nel rispetto delle garanzie di libertà personale e dei diritti dell’infanzia; investimenti stabili e coordinati con i servizi educativi, sociali e culturali, mirati a potenziare la scuola pubblica, contrastare la povertà educativa e sostenere le famiglie. Sottolineano inoltre l’importanza di tutelare il diritto al dissenso e di evitare che la semplice presenza in pubblico venga automaticamente interpretata come pericolosa.
Gli otto comuni ribadiscono che la loro missione è garantire servizi di qualità per scuole, biblioteche, centri di aggregazione e progetti di inclusione, in un contesto di risorse spesso insufficienti e finanziamenti temporanei. Per questo chiedono al governo di trasformare le parole in azioni concrete, investendo in politiche che promuovano l’inclusione sociale e la partecipazione democratica dei giovani.



