Le strutture sanitarie italiane stanno vivendo un periodo di forte tensione, con episodi di violenza contro gli operatori che si susseguono con allarmante frequenza. Negli ultimi giorni, due casi particolarmente gravi hanno coinvolto il centro di salute mentale di Sesto Fiorentino e il pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo.
Questi episodi non sono isolati, ma rappresentano la punta di un iceberg che preoccupa sempre di più i sindacati e le associazioni di categoria, che chiedono interventi concreti per garantire la sicurezza di chi lavora a contatto con pazienti spesso in condizioni di forte stress.
L’aggressione a Sesto Fiorentino: un paziente minaccia un infermiere con un pezzo di vetro
Nel pomeriggio del 19 agosto 2026, un paziente in cura presso il centro di salute mentale di Sesto Fiorentino ha aggredito un infermiere dopo aver ricevuto un rifiuto alla sua richiesta di un farmaco antidepressivo senza prescrizione medica. Secondo quanto riferito dal sindacato Fp Cgil USL Toscana Centro, l’uomo, noto per il suo atteggiamento aggressivo, ha scagliato un’ombrelliera di ferro contro la porta a vetri dell’ingresso, raccogliendo poi un grosso frammento di vetro e puntandolo alla gola dell’infermiere.
Grazie alla prontezza del personale e all’intervento delle forze dell’ordine, l’aggressione è stata bloccata prima che potesse degenerare in una tragedia. Tuttavia, l’episodio ha messo in luce criticità strutturali della sede di Sesto Fiorentino, come l’assenza di misure antisfondamento e vie di fuga adeguate.
Le richieste del sindacato e le criticità strutturali
Simone Baldacci, coordinatore della Fp Cgil USL Toscana Centro, ha denunciato la situazione di abbandono in cui versa la struttura di Sesto Fiorentino, definendola “un servizio periferico, isolato, privo delle più elementari misure di prevenzione dal rischio incendi”. Da mesi, gli operatori avevano richiesto l’installazione di porte antisfondamento e l’adeguamento della struttura alle normative vigenti, senza ottenere risposta.
“Stiamo perdendo il conto degli episodi di violenza che stanno accadendo e, nessuno continua a fare sostanzialmente niente”, ha dichiarato Baldacci. “Azienda e Istituzioni continuano a dichiarare la volontà d’intervenire, ma ad oggi non abbiamo visto nessuna azione migliorativa in questo campo”.
Il sindacato ha presentato un piano antiviolenza con 10 misure da adottare per prevenire e contenere il fenomeno, ma nessuna di queste è stata recepita. Nel frattempo, il numero delle aggressioni nella USL Toscana Centro continua ad aumentare, con un raddoppio dei casi di violenza nei servizi psichiatrici territoriali rispetto al 2026.
Palermo: due aggressioni in una settimana al pronto soccorso del Civico
Anche il pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo è stato teatro di episodi di violenza contro il personale sanitario. A meno di una settimana dall’ultima aggressione, un uomo ha perso il controllo e si è scagliato contro gli operatori, danneggiando computer e arredi e lanciando oggetti all’interno del pronto soccorso.
“Adesso basta. La misura è colma”, ha dichiarato Giampiero Buglisi, Segretario Aziendale Nursind. “Due aggressioni in appena sette giorni rappresentano un segnale gravissimo. Evidentemente la presenza della vigilanza e le attuali misure di prevenzione non sono sufficienti”.
Il pronto soccorso del Civico ha una ricettività di circa 54 pazienti, ma quotidianamente gli operatori si trovano a gestire anche oltre 100 pazienti, con una pressione assistenziale che rende ancora più difficile garantire sicurezza e condizioni di lavoro adeguate.
Le condizioni di lavoro e le richieste del sindacato
Il personale del pronto soccorso lavora quotidianamente in condizioni estremamente difficili, affrontando affollamento, carichi di lavoro elevati, carenza di personale e situazioni di forte tensione. “Non si può chiedere a chi cura di mettere a rischio la propria incolumità per poter lavorare”, ha sottolineato Buglisi.
Nursind ha annunciato che si rivolgerà formalmente al prefetto di Palermo per segnalare una situazione che, alla luce della frequenza e della gravità degli episodi, non può più essere considerata un’emergenza episodica. Il sindacato chiede l’immediata apertura di un tavolo tecnico aziendale per individuare e attuare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza di lavoratori e pazienti.
“Non chiediamo privilegi. Chiediamo sicurezza. Non chiediamo che il personale venga protetto perché più importante degli altri. Chiediamo che chi ogni giorno protegge, cura e assiste gli altri venga finalmente protetto a sua volta”, ha concluso Buglisi.



