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Condanna per ritardo diagnostico a Pisa: risarcimento vicino al milione di euro

Il Tribunale di Pisa, con una sentenza del 21 giugno 2026, ha ritenuto il ritardo diagnostico e alcuni errori nella gestione chirurgica determinanti nella morte di una donna di 74 anni avvenuta nel 2026; l'Aoup è stata condannata a risarcire gli eredi con una somma vicina al milione di euro.

Condanna per ritardo diagnostico a Pisa: risarcimento vicino al milione di euro

Il Tribunale di Pisa ha emesso una sentenza che puntualizza responsabilità cliniche e gestionali nella storia di una paziente di 74 anni, deceduta nel 2026. Secondo quanto stabilito dal giudice Alessandra Migliorino, la donna era seguita dal Reparto di Gastroenterologia e Malattie del Ricambio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (Aoup) a partire dal 2008ma non furono eseguiti esami ritenuti fondamentali per diagnosticare una patologia del colon-retto.

Per il Tribunale, la mancata esecuzione di indagini specifiche e le scelte nella fase operatoria hanno inciso sull’evoluzione clinica della paziente, con ricadute fatali. La sentenza ha stabilito anche un risarcimento economico a favore del marito e della figlia, per un importo complessivo vicino al milione di euro.

Omissione di esami fondamentali nel periodo 2008-2012

La consulenza tecnica disposta dal Tribunale ha ricostruito il percorso clinico della paziente e ha individuato periodi chiave in cui sarebbe stato possibile intercettare la lesione in fase iniziale. Tra il 2008 e il 2009secondo la perizia, sarebbero emersi elementi compatibili con una condizione precancerosa che avrebbero richiesto indagini come la colonscopia e la ricerca del sangue occulto nelle feci. In seguito, tra il 2010 e il 2012i consulenti hanno ritenuto che accertamenti tempestivi avrebbero con elevata probabilità permesso una diagnosi precoce della neoplasia.

Nesso causale riconosciuto dal Tribunale

La relazione peritale definisce chiaro e inoppugnabile il collegamento tra il ritardo diagnostico e il decesso della paziente. Il giudice ha ritenuto che, se la lesione fosse stata individuata nelle fasi iniziali, sarebbe stata ancora benigna o comunque suscettibile di terapia radicale, prevenendo la progressione verso metastasi polmonari e la successiva insufficienza respiratoria che ha determinato l’esito fatale.

Criticità emerse nella gestione chirurgica

Oltre alle carenze nella fase diagnostica, la sentenza individua responsabilità anche nella conduzione dell’intervento chirurgico. La consulenza tecnica ha evidenziato la scelta di una procedura laparoscopica anziché un intervento tradizionale e la sottovalutazione di complicanze post-operatorie che hanno portato a una perforazione intestinale. Tale evento rese necessario un secondo intervento e si concluse con l’esecuzione di una colostomia permanentemisura giudicata altamente invalidante e determinante nel peggioramento della qualità di vita della paziente.

Nel corso degli anni successivi all’intervento la donna ha mostrato un progressivo aggravamento sia fisico sia psicologico. Il Tribunale ha tenuto conto anche della sofferenza morale derivante dalla consapevolezza della gravità della malattia nella quantificazione del risarcimento assegnato agli eredi.

Individuazione temporale dell’errore determinante

Il giudice ha fissato il momento determinante nell’anno 2009ritenendo che in quel periodo la patologia fosse ancora in una fase suscettibile di trattamenti efficaci. Questa precisa collocazione temporale è stata uno dei punti chiave della motivazione che ha portato alla condanna dell’Aoup.

La sentenza del 21 giugno 2026 rappresenta un pronunciamento articolato che collega omissioni diagnostiche e scelte terapeutiche alle conseguenze cliniche successive. Il Tribunale di Pisa ha così riconosciuto la responsabilità sanitaria e disposto il risarcimento economico agli eredi della paziente, consolidando l’attenzione su come tempestività diagnostica e accuratezza nella gestione chirurgica possano influire in modo decisivo sull’esito delle patologie oncologiche.

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